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1992/93 Foggia Juventus 2-1

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dal Corriere della Sera del 14 dicembre 1992

DAL NOSTRO INVIATO

FOGGIA. Abbagliata dall’ effetto cromatico, Nostra Signora potrebbe supporre d’ aver fatto splash per la terza domenica consecutiva (non accadeva da tredici stagioni), causa un Milan sudista, magari d’ epoca sacchiana. Sono quattro giornate del resto che il Foggia vola come nessun altro, sradicati sette punti su otto. Ma pur sfogliando l’ evento raro, riprodotto con devastante procedura dopo 27 anni d’ attesa, preferiamo chiarire subito quanto segue: gli anonimi cui sovrintende Zeman frantumano l’ opposizione juventina proprio coi loro muscoli e i loro cromosomi, proprio perche’ sanno diventare indifferentemente Fort Knox o massa d’ urto, al servizio del copione memorizzato. Che prevale sopra ogni azzardo interpretativo, che prevede di cancellare e reinventare i ruoli, che costringe l’ esangue nobilta’ bianconera ad improbabili imitazioni foggiane, almeno sotto il profilo dell’ intensita’ atletica, nel contesto d’ una vicenda mozzafiato. Cosi’ , assimilata la cultura dell’ anticipo, del mutuo soccorso dietro.avanti, ne discendono vantaggi prodigiosi, cioe’ l’ annullamento di presunte inferiorita’ tecniche, insieme all’ occupazione di spazi negati a chi intenderebbe imporre il proprio repertorio. E persino i nomi altisonanti svaniscono nell’ indistinto. E pure se ti chiami Caini, stoppi Casiraghi. Eppure se sei Sciacca, mortifichi Moeller. E pure se sei proprio tu, l’ operaio Bianchini, ex Lodigiani, scopri che Vialli, ciondolante la’ davanti, diventa inquadrabile, via via masticabile. Illusioni ottiche? No, mentre Zemanlandia srotola i propri richiami, mentre De Vincenzo, Sciacca, Seno, arrivano puntualmente prima rispetto al trio Conte.Di Canio.Galia, questa Juve un po’ stralunata e un po’ operaia impiega quindici minuti per appurare che non basta conservarsi raccolti, vagheggiando soluzioni contropiedistiche. Tocca a Biagioni, incubo di Torricelli, ispirato apripista, dimostrarle che il Foggia rifatto con scarti plasmabili, sa incrementare i ritmi al punto di stordire l’ opulenta controparte, di mascherare i suoi stessi difetti. Se ne accorge Conte, che ingegnandosi in un ricamo sul fondo perde palla: il guastatore cala in picchiata, trovando all’ orizzonte tre quattro immediati punti di riferimento. Lui sceglie il versante Petrescu, che esegue scavalcando Peruzzi, salvo incocciare sulla scarpa di Torricelli, occasionale guastafeste. Nostra Signora, spaventata, manda adesso brevi segnali di riscossa. E una volonta’ d’ arrembaggio comunque che spedisce Vialli a raggiungere la giocata Casiraghi.Di Canio, chiudendo di testa sulle unghie protese di Mancini, factotum zonarolo. Poi, sugli sviluppi del susseguente corner, nasce e muore l’ unica occasione blitz: tratteggia Moeller, Casiraghi al volo, Mancini ribatte, Conte incorna addosso a Sciacca, paracadute foggiano piombato chissa’ da dove. Niente paura. Lo spettacolare football zemaniano comporta alcuni rischi. Inaspettato, invece, l’ abbandono di Roy, freccia nera spuntata da Dino Baggio. Cambia qualcosa? Cambierebbe forse per chiunque al posto dell’ imperturbabile boemo. Che inserisce Mandelli, bravo a scivolare in un amen nel marasma bianconero, bravo ad innestare Bresciani al di la’ di De Marchi, con Biagioni bomber delegato. Sassata inesatta di millimetri. E una sensazione crescente di insopportabile rapidita’ foggiana, nel momento in cui Boniperti lascia la postazione, rivoltandosi risentito verso un maleducato spernacchiatore. Ormai si tratta di raccogliere, trapassando quel centrocampo bianconero in rovina, dove nessuno si improvvisa neppure archeologo. Ci va a nozze lo sprinter Biagioni, attira su di se’ mezza opposizione difensiva, e attiva Mandelli per l’ assist canonico come la finalizzazione dell’ ultimo fuggitivo Bresciani. Reagira’ allo schiaffo Nostra Signora? E una parola. E il festival del calcio totale, animato da un collettivo camaleontico, che raddoppia di rimessa: insulso rigurgito juventino, quindi Di Vincenzo avvia la verticalizzazione allungata da Caini e nell’ interno area, Mandelli azzecca la rasoiata diagonale. Qui finisce il saggio didattico di Zeman, nel senso che neppure un dubbio rigore (idea di Vialli, Di Bari sposta il destinatario Moeller ma il fallo inizia fuori area) realizzato dal panchinaro Ravanelli mandato in campo a rilevare Di Canio, consente il ripristino di una Juve decorosa. Seguono difatti assalti col tridente rabbiosi ma prevedibili. Mancini non trema. E al crepuscolo, risplendono le luci dei Zemanlandia 2.
Franco Melli

FOGGIA-JUVE 2-1 MARCATORI: Bresciani al 5′ , Mandelli al 10′ , Ravanelli (rig.) al 34′ s.t.

FOGGIA: Mancini 6 Petrescu 6 Caini 6 Sciacca 6 Di Bari 6 Bianchini 6,5 Bresciani 6,5 Nicoli dal 35′ s.t. s.v. Seno 7 Roy s.v. Mandelli dal 15′ p.t. 6.5 De Vincenzo 6,5 Biagioni 7,5
ALLENATORE: Zeman

JUVENTUS: Peruzzi 6 Torricelli 5 D. Baggio 5 Conte 6 Marocchi dal 17′ s.t. 6 De Marchi 5 Carrera 5 Di Canio 5,5 Ravanelli dal 23′ s.t. 6 Galia 5 Vialli 6 Moeller 5 Casiraghi 5

ALLENATORE: Trapattoni

ARBITRO: Pezzella di Frattamaggiore 6

SPETTATORI: paganti 20.891, incasso 769.870.000 lire.

NOTE: ammoniti: Galia, Bianchini, Seno, Moeller, Caini e Mancini.

Antidoping: Biagioni, Caini, Moeller, Sartor.

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FOGGIA. Il miglior Foggia della stagione. Su questo tutti d’ accordo, a cominciare dal goleador Bresciani: “E stata senz’ altro una buona gara, giocata a buon ritmo contro una forte Juventus, che proprio non ci stava a perdere. Sono contento di aver messo a segno un gol importante e… pesante, che ci ha consentito di giocare con maggiore tranquillita’ e lucidita’ . Battere la Juve al termine di una partita cosi’ bella, grazie anche ad una mia rete, e’ proprio il massimo”. Bresciani sorride soddisfatto, anche perche’ pensa alla rivincita che potra’ prendersi con i suoi familiari: “A casa mia sono tutti juventini, adesso mi divertiro’ a prenderli in giro”. L’ altro protagonista della vittoria rossonera e’ stato Paolo Mandelli: “Credo che sarebbe stato difficile per chiunque spuntarla contro di noi. Siamo scesi in campo convinti di poter disputare una grande partita. Il nostro gioco veloce ha creato non pochi grattacapi ai giocatori bianconeri e su una delle tante azioni giocate tutte con tocchi di prima intenzione e’ venuto il secondo gol che ha deciso la partita. Dopo uno scambio in velocita’ tra De Vincenzo e Caini sono stato lesto ad infilarmi nel corridoio giusto e a battere Peruzzi in uscita. Ora e’ importante rimanere concentrati ed umili e non sentirsi arrivati”. Mandelli e’ felice, anche perche’ era partito in panchina, ma l’ infortunio patito da Roy gli ha consentito di essere in campo dopo 15′ del primo tempo e di segnare un bellissimo gol. Visibilmente soddisfatto anche Andrea Seno, il biondo centrocampista che piu’ di una volta ha messo in difficolta’ gli avversari: “Abbiamo battuto la Juve sul ritmo. Il primo tempo ci e’ servito solo per scaldarci. Infatti, nell’ intervallo Zeman ci ha detto: “Il riscaldamento e’ finito, ora comincia la partita”. Musi lunghi tra i bianconeri. Boniperti, che ha abbandonato come suo solito la tribuna dopo soli 40′ del primo tempo, e’ stato anche protagonista di un battibecco con un tifoso che lo aveva pesantemente apostrofato. Il libero Carrera non cerca alibi e ammette con sincerita’ che il Foggia e’ stato superiore: “Giocando a zona in questo modo, i rossoneri possono mettere in difficolta’ chiunque. Ormai per noi e’ assurdo pensare di competere con il Milan”. Ravanelli, autore del gol su rigore che aveva riacceso le speranze bianconere, spiega perche’ e’ stato lui a battere il rigore: “Devo ringraziare i miei compagni, e Vialli in modo particolare, che hanno voluto che battessi io il penalty. Peccato che non sia servito a cambiare la partita”.

Dino Farina

FOGGIA . Peccato. Se Casillo anziche’ svendere si fosse limitato a vendere, a quest’ ora Foggia sarebbe il secondo polo del campionato non solo in termini di gioco . come indiscutibilmente e’ . ma anche di classifica. Senza l’ inevitabile tributo iniziale all’ inesperienza, e pur contemplando la cessione di qualche pezzo pregiato, quel Foggia a quest’ ora sarebbe certamente davanti al gruppo di inseguitrici del Milan, e forse piu’ vicino alla capolista che non a loro. Ma il rimpianto per il vecchio Foggia non puo’ far passare in second’ ordine l’ ammirazione per il nuovo. Che gioca lo stesso, splendido calcio made in Zeman e riesce a mascherare il gap tecnico di alcuni degli interpreti attuali rispetto ai predecessori (Signori, Rambaudi, Shalimov), attraverso un’ interpretazione se possibile ancora piu’ rigorosa del copione, imperniato su pochi, essenziali concetti: ripartizione degli spazi attraverso una ferrea applicazione della zona, quella vera, integrale, applicata e non solo sbandierata; movimento continuo di tutti, con e soprattutto senza palla; manovra d’ attacco sempre impostata rasoterra, con la costante ricerca della massima velocita’ . Non che sia una grande impresa battere la Juventus di questi tempi, ma lo e’ infliggerle un’ autentica lezione di calcio con una banda di Carneadi che quattro mesi fa nemmeno si conoscevano di vista e adesso invece sul campo si ritrovano a memoria. Per rendere l’ idea, al di la’ di un punteggio che non rispecchia a sufficienza la differente qualita’ del calcio espresso, il paragone piu’ calzante potrebbe essere rugbystico. Una squadra, il Foggia, ha giocato novanta minuti alla mano, cercando sempre di andare in meta manovrando, raggruppandosi, cambiando fronte, sovrapponendosi; l’ altra, la Juventus, dopo venti minuti iniziali in cui ha tentato a sua volta di giocare alla mano . auspici Di Canio e Conte (guarda caso i due sostituiti) ., per i rimanenti settanta non ha fatto altro che affidarsi ai calci a seguire, sparacchiando un’ interminabile serie di campanili in avanti su cui Casiraghi, a tratti Vialli e nel finale anche Ravanelli andavano a cercare lo scontro fisico. Un’ autentica pena. E mentre Vialli segnava il passo anche dal punto di vista atletico e Moeller manifestava la sua presenza in campo tentando affondi sempre piu’ improbabili ogni quarto d’ ora, alcuni dei Carneadi in rossonero trovavano anche il modo di segnalarsi per pregevoli qualita’ individuali. Niente male Biagioni per esempio, nei panni di attaccante ovunque alla Baiano e riuscitissima l’ imitazione di Signori da parte di Bresciani: ma son giocatori, questi due, costati rispettivamente 5 e 4 miliardi, uno sproposito nel quadro dell’ operazione realizzo. In centrocampo invece ha dominato Sciacca, 400 milioni dal Trapani, e stantuffi inesauribili si sono confermati De Vincenzo, 800 milioni dalla Reggina, e soprattutto Seno, 2 miliardi dal Como. Da favola l’ assist di Caini, 800 milioni dal Catania, in occasione del magnifico raddoppio di Mandelli, un miliardo dal Monza. In un’ epoca in cui i direttori sportivi scelgono i giocatori dalle videocassette, giu’ il cappello dunque dinanzi a Pavone che la materia prima se la va a visionare e a scegliere di persona. E giu’ il cappello dinanzi a Zeman che sa come plasmarla e farla fruttare al meglio nel rispetto di un calcio rischioso, a volte azzardato, ma di qualita’ sopraffina.

Gigi Garanzini

La vittoria sulla Juventus

La Gazzetta del Mezzogiorno