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25 agosto 1994 – Arriva il tifone

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da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 26 agosto 1994

 

Il titolo della Gazzetta del Mezzogiorno

Il titolo della Gazzetta del Mezzogiorno

Il cielo si è oscurato all’improvviso e nessuno avrebbe immaginato l’arrivo di un tifone in una giornata iniziata come tante altre: clima torrido, afa, termometro fermo sui 36 gradi a fronte di una minima già alta a quota 26 come ormai accade da una estate intera. Proprio mentre c’era chi si rallegrava per qualche nube che cominciava ad addensarsi ed a squarciare la cappa, ecco la perturbazione abbattersi improvvisa. Poco meno di dieci minuti: da 36 a 19 gradi, cielo nero ed ecco lui il tifone, presentarsi con tutta la sua rabbia, la sua forza: 127 chilometri orari, fronte altissimo diretto verso sud, ma con tappa fondamentale a Foggia e nell’intera provincia. “Mai visto niente di simile”, si riparavano gli anziani, che non ricordavano nulla di così violento nella storia delle calamità.

Dieci minuti di violenza per ferire una città, seminare panico e anche morte. La vicenda di Giovanni La Tegola, morto a seguito di un fulmine cadutogli a un metro di distanza è eloquente della potenza di un tifone. L’uomo era appena sceso dalla sua auto, quando il fulmine si è abbattuto a pochi metri. Il La Tegola è stato scaraventato contro una saracinesca a pochi metri sotto gli occhi del fratello, Raffaele. Un morto e sessantacinque feriti in tutta la provincia. Ma dal mare c’è chi ha visto in maniera assai perfetta i contorni di quella nuvola nera che si stagliava all’orizzonte e avanzava minacciosa: Vieste, Rodi, Peschici, Mattinata. Anche lì c’è chi ha vissuto momenti di paura, centinaia di naufraghi, gli interventi in mare. Mentre nel capoluogo, sicuramente più strapazzato, i danni non si contano. Strade interrotte, ospedali in tilt, linee ferroviarie ostruite, linee elettriche e telefoniche, sia pure per pochi minuti in avaria e fuggi fuggi generale mentre la città entrava nel frullatore.

C’è chi ha visto in via Telesforo, una gru di un palazzo in costruzione afflosciarsi come una struttura di cartone; idem in via Fiume dove si è verificata una delle sequenze più agghiaccianti. Ecco la testimonianza di un legale con studio nelle vicinanze: “Ero appena risalito nel mio studio – racconta l’avvocato Romagnoli – ho visto la gru oscillare. Credevo proprio che cadesse sul mio palazzo. Invece dopo aver dondolato, ha prima battuto contro la parte alta del palazzo adiacente per poi schiantarsi in strada”. La gru ha distrutto due auto parcheggiate e alcuni cassonetti dei rifiuti.

Strutture danneggiate, stragi di antenne, vasi di fiori e alberi abbattuti, vetri infranti. Viale Ofanto impercorribile anche per i vigili del fuoco trovatisi con la strada sbarrata e costretti a diversi itinerari causa ostruzioni: un albero di almeno venti metri dopo aver abbattuto il muro di cinta dell’ospedale D’Avanzo si era adagiato sulla strada. Off limits. Impercorribile anche via Amicangelo Ricci per lo stesso motivo, via Marchese De Rosa.

Per non parlare delle insegne: in centro un’autentica ecatombe; pali della luce accartocciati, auto sepolte da alberi e detriti. Mentre le sirene di polizia, carabinieri e vigili del fuoco, squarciavano il mezzogiorno foggiano. Un mezzogiorno mai visto con la faccia così brutta.

Vertici in prefettura, panico in ospedale tra i degenti, alcuni dei quali spostati in altra ala del presidio ospedaliero. Danneggiato il reparto medicina. Così al “D’Avanzo” dove la divisione di cardiologia subiva gravi danni. L’amministratore straordinario Raffaele De Laurentis si precipitava in ospedale per cercare di fronteggiare l’emergenza. “Abbiamo cercato di fare il possibile, i pazienti erano impauriti”. Paolo Agostinacchio di AN ribadiva il concetto di una calamità fuori dal normale, un “caso eccezionale, di cui il Governo  devetener conto”. E si preannunciava una riunione di sindaci dei Comuni danneggiati. A Foggia alla cantina cooperativa Dauva, la tempesta distruggeva il raccolto di uva pronta per essere esportata. Senza contare i danni alle campagne: compromesso il residuo raccolto del pomodoro e delle olive. Danni anche in provincia: a Ortanova, al centro handicappati Padre Pio, il tifone scoperchiava il soffitto di due locali, tra cui quello di una stanza per l’esercitazione psicomotoria dove si trovavano in quel momento venti bambini, tutti illesi. A Lucera scoperchiato un capannone alla periferia; anche al villaggio S.Leonardo, a Faeto, undici villette danneggiate. A Margherita di Savoia semidistrutti alcuni lidi (Levante, Venezia, Altair, Pierino e Sirenetta). Uno scafo è stato trovato ribaltato nelle acque tra Peschici e S.Menaio, mentre non trova conferma fino a ieri sera a tarda ora la notizia di due dispersi nelle acque di Calenella. A Vieste scoperchiato un attico in via Brigadiere Sollitto, interrotta per alcune ore la strada provinciale per Rodi e Peschici.

Ma dall’Ufficio meteo di Amendola un peggioramento l’avevano previsto, ed ora annunciano che la perturbazione persisterà: “Non è un fenomeno frequente, però dal punto di vista meteorologico le condizioni erano favorevoli per il brutto tempo, con forti venti, pioggia. Il peggioramento è favorito dalla forte instabilità dell’aria che ha formato nubi cumuliformi e un repentino abbassamento di pressione con direzione sud-ovest”.

Duecento chiamate ai vigili del fuoco: centralini impazziti, chiamate a raffica, una trentina di feriti, gente rimasta bloccata in ascensore, gente caduta per strada. Per ripristinare la tratta ferroviaria Foggia-Napoli interrotta a causa della caduta di alcuni alberi è stato chiesto l’intervento del Battaglione Bolsena dove ieri mattina era previsto il cambio della guardia. La forza del tifone ha praticamente sradicato l’inferriata del recinto dell’Università in via IV novembre. In viale I° maggio il cancello scorrevole del Palazzo di Giustizia è stato danneggiato dalla furia rovinosa del vento soffiato a 127 chilometri all’ora. Un fulmine si è abbattuto nella casa di Addolorata Caputo di 81 anni, in via dell’Addolorata. Il fulmine si è abbattuto nella cucina mentre la donna si trovava nel soggiorno. Ma i danni maggiori li hanno subiti gli extracomunitari: quanti i vu cumprà che hanno visto volar via ll proprie bancarelle? Si sono affannati a recuperare la merce, ma molta era già dispersa, volata via irrimediabilmente. E chi non era con loro, era in quelle baracche di periferia scoperchiate dalla violenza del tifone. Adesso comincia la conta dei danni. Sarà necessario un censimento. Ma questo mezzogiorno non lo dimenticherà nessuno. Per davvero.

Lucia La Gatta – Massimo Levantaci – Ernesto Tardivo

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Ancora sulla stessa Gazzetta del Mezzogiorno del 26 agosto 1994:

Un comitato permanente in Prefettura

Il prefetto ha convocato alle 13 il centro coordinamento soccrsi in seduta permanente, ed i vigili del fuoco, i genieri del quinto battaglione Bolsena, sono stati impegnati fino al tardo pomeriggio per liberare le strade dagli alberi sradicati dalla forza del tifone e rimuovere i calcinacci e le insegne pericolanti.

Dallo stormo della base Amendola si è alzato in volo di ricognizione un elicottero, in supporto delle motovedette della capitaneria di porto di Manfredonia, e dei carabinieri e della guardia di finanza, che hanno tratto in salvo numerose imbarcazioni di turisti: un gommone con quattro persone al largo del lido “Acqua di Cristo”, altri quattro a bordo di un pattino a Margherita di Savoia, uno yacht che non riusciva a rientrare. Quaranta le operazioni di recupero effettuate solo a Vieste; nello specchio di mare tra Peschici e San Menaio è stata inoltre avvistata una barca capovolta alla deriva che ha rotto gli ormeggi.

E’ toccato ai genieri del quinto battaglione Bolsena (proprio ieri c’è stato il cambio del comandante) evacuare il deposito locomotive della stazione ferroviaria, dove la furia del vento ha abbattuto un muro. Duecento le richieste di soccorso pervenute ai vigili del Fuoco di Foggia, altre cento telefonate hanno raggiunto i distaccamenti della provincia. “E’ un fatto eccezionale”,  per l’on. Paolo Agostinacchio (AN) che ha effettuato un giro degli ospedali accompagnato dall’amministratore straordinario dell’Usl 8, De Laurentis. Agostinacchio chiama in causa il Governo e invita il prefetto Fusco a “convocare un vertice con i sindaci delle città colpite dalla tromba d’aria per quantificare i danni e procedere subito alla ricostruzione degli immobili danneggiati”.

Gli ospedali di Foggia sono stati mobilitati per l’intera giornata ed i turni al pronto soccorso degli Ospedali Riuniti sono stati rinforzati.

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Il tifone abbattutosi ieri a Foggia e in provincia non ha precedenti. Nel capodanno ’79 un nubifragio si abbattè sul capoluogo; alberi sventrati, cartelloni divelti, ma i danni furono sicuramente minori di quelli registrati ieri.

Un altro nubifragio si abbattè sulla Capitanata la notte del 21 dicembre del 91 (era un sabato e quel pomeriggio per la prima volta lo stadio Zaccheria ospitò una partita della nazionale di calcio, Italia-Cipro); il bilancio, come numero di vittime, fu più pesante di quello registrato ieri; ben tre persone morirono in due incidenti stradali causati proprio dal temporale. Nella prima occasione un albero cadde proprio mentre transitava, sulla Candela-Cerignola, un’auto con a bordo una famiglia cerignolana: due persone morirono. Poche ore dopo, vicino Apricena, un’auto andò a schiantarsi contro il tronco di un albero abbattuto dal vento: un ramo infranse il parabrezza, uccidendo il conducente. Pesantissimo fu il bilancio di un altro nubifragio abbattutosi su Monte Sant’Angelo il 16 agosto dell’89, giorno della processione della Madonna degli Angeli. Un gruppetto di ragazzini che giocava a pallone si rifugiò, dopo i primi scrosci, sotto un pino; un fulmine si abbattè sull’albero, uccidendo tre ragazzi di 15, 5 e 10 anni. Altri sette ragazzi se la cavarono con ustioni che vennero giudicate guaribili in pochi giorni.