Antonio Silvestri
Questo grande personaggio , troppo spesso dimenticato, nacque nel 1777 a Foggia e sin da piccolo più che gli studi ebbe ad impegnarsi per gli altri, soprattutto coloro che avevano molto bisogno. Quindi di quest'uomo non si parlerà per la propria cultura o per i propri studi, tra l'altro di livello molto modesto, ma per quello che seppe fare nei confronti dei propri concittadini. Abbandonati quindi gli studi, comprese ed avvertì ben presto la sua vocazione al sacerdozio. Per lunghi anni visse in estrema povertà in compagnia della sua adorata madre. All'inizio fu assegnato alla Chiesa dei Padri Cappuccini dove la sua Messa era ascoltata da folle di fedeli di ogni ceto sociale e provenienti da tutte le zone della città. E le cose non cambiarono anche quando fu trasferito alla Chiesa di S.Agostino in via Arpi; da lui si rivolgeva
no i fedeli o per un aiuto materiale o per ascoltare le sue Omelie durante la Santa Messa che incantavano genti di ogni età. Don Antonio era prodigo con tutti e nella vita era semplice ed essenziale come i vestiti che indossava: era tutto per gli altri, lasciando poco o nulla per se stesso. Praticamente vestito di stracci attraversava le vie cittadine invitando quanti incontrasse a partecipare alla Santa Messa, li invitava alla preghiera ed a essere ceritatevoli nei confronti del prossimo. Era il tipo che interveniva nel bel mezzo di liti familiari o di controversie legali e, con il suo modo di parlare non certo forbito, cercava di riportare tutti nei binari della ragione e del perdono. Grazie alle sue modeste risorse ma soprattutto grazie alle donazioni che a lui giungevano numerose, fece costruire a Foggia la prima clinica, fatto sicuramente importante ed encomiabile per quei tempi. Fu anche il primo sacerdote che si prodigò affinchè i carcerati vivessero le giornate di festa non facendo mancare loro i cibi e le vivande che avrebbero potuto trovare se fossero stati a casa con le proprie famiglie: fu considerato infatti anche il benefattore dei carcerati. Questo fatto in realtà gli causò anche problemi giudiziari: difatti il 2 agosto del 1809 un prete della provincia fu condannato dal Tribunale Militare per reati politici. Subito dopo la condanna, il povero sacerdote fu mandato al patibolo ed i funerali si svolsero nella Chiesa di S.Eligio dove era rettore don Silvestri. Ebbene il corteo funebre fu seguito da una moltitudine di persone che suffragarono l'anima del defunto con preghiere ed elemosine, ma il fatto fu così eclatante che alle Autorità diede non pochi fastidi, al punto da ordinare la reclusione domiciliare a don Antonio, ritenuto responsabile della quasi sommossa popolare; dopo qualche giorno, verificata la totale estraneità del prete foggiano ai fatti contestatigli, fu rimesso in libertà:
Le carceri di S.Eligio, di fianco alla omonima chiesa, sono una delle testimonianze dell'attività di Don Antonio Silvestri: furono infatti da lui adibite a "Convento del Buon Consiglio" dove venivano ospitate le donne che, ridotte in miseria, giravano per le strade prostituendosi e, con le parole del buon prete, venivano convertite e riavviate ad una vita normale, se non altro più dignitosa. Le donne venivano avviate all'arte del cucito, ad esse venivano impartite lezioni di lettere, calligrafia e disegno: in quei locali regnava la pulizia e l'ordine e tutto organizzato da un sacerdote che, nonostante i copiosi lasciti e le generose donazioni, non aveva niente per sè, ma che si dichiarava ricco per quello che, in maniera modesta ma determinata, riusciva a fare per gli altri.
Don Antonio Silvestri fu anche esempio di coerenza fino alla fine dei suoi giorni: gli fu infatti offerto il canonicato ma lui preferì restare al proprio posto per portare il messaggio cristiano ai più sofferenti e bisognosi: si ridusse a vivere, dopo la morte della mamma nella canonica di S.Eligio e quando scoppiò la pestilenza di colera lui restò vicino agli ammalati per dar loro aiuto e sostegno fino ad ammalarsi del terribile morbo che lo portò alla morte il 20 luglio 1837. Negli anni dopo la sua morte fu tenuto a lungo in considerazione dalle autorità civili ed ecclesiastiche e furono proprio queste ultime che avviarono la causa di beatificazione nel 1898 quando il vescovo di Foggia , Mons. Carlo Mola, affidò gli incartamenti al can.don Filippo Bellizzi; a causa, però, della prematura scomparsa del canonico il processo fu sospeso e praticamente dimenticato. In definitiva non ottenne gli stessi onori post mortem ricevuti dai suoi più famosi contemporanei, i piemontesi Giovanni Bosco e Giuseppe Cottolengo, pur essendo animato dalla stessa dedizione e amore per gli altri, specialmente i più indifesi, e soprattutto con difficoltà sicuramente più forti e anche pericolose.
Ecco cosa si leggeva su "Il Giornale Patrio" il giorno della sua morte:
"Il degno sacerdote don Antonio Silvestri, rettore e fondatore dell’Orfanotrofio di S.Maria del Buonconsiglio, à cessato di vivere questa notte, attaccato da pochi giorni dalla malattia dominante. Questo esemplare ecclesiastico, che à dato bastante pruova di sue virtù nel ramo di suo ufficio, è pianto generalmente da tutta la popolazione di Foggia, e dall’intera comunità del suo stabilimento fondato e mantenuto co’ suoi sforzi miracolosi, la di cui perdita porterà la rovina e lo scioglimento di questo sacro istituto. Egli è morto nella sacristia della stessa chiesa, poiché ivi abitava, e questa mattina le sue spoglie mortali sono state trasportate al camposanto, fra le tenere lagrime di tutte le monache che salite sul belvedere, e non potendo reggere a tanto dolore han prorotte nel più profondo pianto, che unito alle grida unanime di numerose giovani si è assordito l’intero vicinato, con pianto e tenerezza di quanti infelicemente l’ascoltavano. O momento funesto e doloroso per ogni anima sensibile e religiosa!"
Di questo sacerdote oggi ci resta un quadro ad olio del pittore Luigi Consagro, padre di Roberto, fondatore del liceo musicale "Umberto Giordano" e che è conservato nella sala della Presidenza del Conventino, fondamentale altrimenti non ne avremmo conosciuto neanche le sembianze, una via del cimitero a lui dedicata e una via cittadina nel quartiere "La Spelonca", sempre con il suo nome. (Le 3 foto si riferiscono al quadro e alla strada cittadina)
Le autorità civili, e quindi il Municipio di Foggia, fecero murare sulla sua tomba una lapide con questa scritta:
ANTONIO SILVESTRI / PIO E VENERATO SACERDOTE / VISSE AL SACRO MINISTERO / BENEFICANDO / RICCO DELLA SOLA CARITA' / CHE NON CHIEDE IL SUO / DIVENNE QUASI PASTORE / NEL SUO GREGGE / MODERATORE DELLA PLEBE / E NUTRICATORE DI POVERI / NATO IL 1777 SCESE IL 1837 / IN QUESTO SEPOLCRO / OVE GIACCQUE PER PARECCHI / LUSTRI MODESTAMENTE / RICORDANO / IL MUNICIPIO / NE INGENTILIVA LA MEMORIA / NEL 1875 INCIDENDO / IN QUESTO MARMO CHE LA / CARITA' DEL VANGELO / COMPIE LE CONQUISTE / DI BENEFICIENZA CHE / LA SCIENZA ED IL POTERE/ SCARSAMENTE RAGGIUNGE.
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