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Chiamatelo Zemàn!

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ZemanÈ bello sapere che la sua data di nascita coincide con quella della squadra che, prima di tutte le altre, gli ha dato popolarità e grandi soddisfazioni.

E sì perchè Zemàn (rigidamente con l’accento sulla a) a Foggia si è tolto grandi soddisfazioni, come quella di aver cambiato velocità al gioco del calcio, di averlo fatto con schemi che ubriacavano gli avversari e soprattutto di averlo fatto con calciatori sconosciuti che diventavano addirittura irriverenti nei confronti dei grandi campioni che incontravano.

70 anni ben portati perchè, dopo aver fatto litigare l’Italia intera sulla bontà del suo gioco, lui è ancora lì con la sua immancabile tuta a dirigere gli allenamenti della sua squadra.

Uno degli uomini più veri che il mondo del calcio ha regalato alle platee, uomo che anche fuori dal campo non ha disdegnato di essere se stesso, che non ha ceduto alle regole dell’ovvio che governano il mondo pallonaro, un uomo che non ha mai pensato di essere un ruffiano per accattivarsi le simpatie dell’uno o dell’altro; piuttosto risultava antipatico pur di non rinunciare a manifestare il proprio pensiero, a lanciare le proprie denunce.

A Foggia resta un mito perchè se questi colori non sono stati dimenticati dal mondo del calcio, lo si deve principalmente a lui, a quello che realizzò da queste parti e a quello che avrebbe potuto realizzare se non si fosse interrotto un ciclo appena cominciato.

Dei 97 anni vissuti dal club, forse i migliori sono quelli con il boemo seduto in panchina, gli anni del “Milan o Juve? Meglio il Foggia”, gli anni che hanno determinato il forte legame tra i foggiani e il loro Zemàn (guai a chiamarlo diversamente).

Alberto Mangano