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Da grande farò il sindaco di Foggia

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Copertina

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In questo pagine si realizza il sogno di un bambino che da grande vuole diventare il sindaco della propria città e una volta diventato adulto immagina di indossare la fascia tricolore per un solo giorno;  in quel giorno, grazie alla visita di due forestieri  e ad un percorso studiato a tavolino, riesce a far vedere il bicchiere mezzo pieno raccontando e mostrando una bella città che spesso sfugge all’occhio distratto ,e qualche volta pigro, dei suoi abitanti. In questo libro non troverete ricette per governare la città, non si propongono governi per amministrare meglio ma si tenta di far emergere l’orgoglio di appartenenza che può aiutare a far crescere Foggia, a tutti i livelli, con la sola voglia di non veder fuggire i figli di questa terra verso altri lidi, cercando di favorire la propria realizzazione là dove sono nati e dove sia giusto rimanere.

Consentitemi di ringraziare tutti coloro che hanno apprezzato il mio primo libro “Io non sono fuggito da Foggia” che sono stati tanti e mi hanno dato la forza di credere di potermi cimentare ancora; non siate impietosi nel confronto: quel libro era scritto con il cuore, quasi autobiografico e voleva conservare nella mente dei lettori usanze e tradizioni spesso dimenticate; questo libro è nato con un’altra finalità, magari meno impulsivo e più ragionato, ma vi assicuro scritto con la medesima passione del primo.

Voglio infine scusarmi con tutti coloro che inevitabilmente avranno da dire sulla scelta del titolo di questo libro: io veramente da bambino provavo una smodata ammirazione per il primo cittadino e avendo deciso da grande di non volerlo svelare agli elettori, pensate che abbia sbagliato a rivelarlo a voi? Alberto Mangano

…alcuni commenti:

Severo Cardone:  Ringrazio l’amico Alberto per averci regalato sotto Natale una narrazione semplice nella sua trama ma estremamente diretta ed efficace nel consentire al lettore di riannodare i fili della memoria storica di Foggia, esercizio indispensabile per consentire alla comunità di ricostruire un senso di appartenenza comunitaria e proiettarsi verso un futuro meno indecifrabile. Tuttavia, a mio modesto parere, il testo non ha solo un valore storico, autobiografico ed educativo ma risulta essere anche un interessante strumento didattico in grado, attraverso i dialoghi e i luoghi visitati dai protagonisti della storia (penso al percorso in villa), di consentire alle nuove generazioni di avvicinarsi con maggiore interesse e facilità alle tappe principali che hanno caratterizzato la storia e lo sviluppo del nostro territorio e magari ri-conoscersi nelle gesta dei suoi illustri personaggi. Come scrisse Hugues de Varine nel testo “le radici del futuro”, non possiamo prefigurare o progettare un futuro migliore se prima non conosciamo e condividiamo le nostre radici e le nostre appartenenze.”

Salvatore Aiezza: L’idea di ripercorrere la storia della nostra città attraverso un immaginaria visita di sue importanti personaggi credo possa essere presa ad esempio per insegnare in modo semplice e catturando l’interesse dei nostri ragazzi, nelle scuole che hanno bisogno di apprendere in maniera non asettica, ma facendoli compartecipi dei vari percorsi culturali. Grazie Alberto. Unico neo….Il libro è già finito…!!

Sandro Simone Ci sono libri di storia, scritti con criteri scentifici, con le fonti e tutti i particolari, e libri che raccontano storie. E poi ci sono recensioni serie, scritte da critici letterari, e articoli di lettori che parlano di libri (quelli che copincollano qua e là qualcosa da un comunicato stampa fingendo di aver letto il libro sono un discorso a parte).

Come potete immaginare quello di Alberto Mangano è un libro che racconta delle storie, e io avrò scritto al massimo quattro o cinque recensioni in vita mia.

Mi sono fatto regalare il libro per Natale e l’ho letto in tre giorni: lasciate perdere il titolo, non si parla di politica o di elezioni, semplicemente Alberto usa l’espediente di un cittadino che, divenuto sindaco per un giorno, porta in giro per la città due illustri ospiti, e tra una pagina e l’altra racconta un po’ di storie di Foggia e di foggiani, quelli che conosciamo (quasi) tutti ma anche quelli che nominiamo qualche volta solo perchè gli hanno intitolato una strada.

Oh, mo non aspettatevi una cosa seriosa, si parla di Federico II e di Vincenzo Lanza, ma anche di torcinelli e scagliozzi, e le poche scritte in latino poi sono tradotte, che non abbiamo mica fatto tutti quanti le scuole grosse…

Forse ha ragione Alberto, se a Foggia siamo messi così male è anche perchè non conosciamo bene la nostra città e non ci rendiamo conto di quante persone straordinarie ci hanno visssuto, non solo scienziati e medici, ma anche ferrovieri che non esitavano a rischiare la vita per aiutare gli altri sotto i bombardamenti, o partigiani come i Fratelli Biondi.

Ieri mentre lo leggevo mi chiedevo: possibile che le uniche storie di cui parlano le tv e i giornali siano quelle delle vecchie partite Foggia? E gli spettacoli teatrali delle compagnia locali? Devono per forza parlare di corna ed eredità?

Ma forse sto divagando troppo, torniamo al libro, è curato bene anche nella copertina e nella grafica, ed è impreziosito anche da due poesie di Raffaele Lepore e da alcune molto foto belle realizzate da Alessio Mangano.

Alla fine credo che il risultato più bello sia stato che leggendo il racconto della passeggiata nella villa mi è venuta voglia di tornarci anche io, non lo facevo dai tempi dei salassi a scuola, magari ci porterò anche i bambini. I torcinelli no, quelli continuerò a non mangiarli.

Sentite a me, approfittate dei giorni di ferie per leggere il libro, e poi per fare un giro per la villa e il centro storico, magari con un bel coppitiello di scagliozzi in mano…