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Dal teatro Ferdinando al teatro Dauno

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La caduta del regime borbonico in Foggia avvenne in maniera tranquilla e, tranne alcuni episodi più di intolleranza che di violenza, abbastanza pacificamente.

Merito soprattutto della nuova Amministrazione Civica del Sindaco Saverio Salerni, marchese di Rose, della nota famiglia di patrioti antiborbonici e democratici, che insediatasi il 1° agosto 1860 quale prima amministrazione “costituzionale” rimase al potere anche dopo l’Unità.

Fuggito l’Intendente Bagnoli e rimasta per quasi 20 giorni sotto la guida del Consigliere d’Intendenza Pietro De Luca, a fine settembre giunge a Foggia, mandato da Garibaldi il Governatore della Capitanata, Gaetano Del Giudice,“mettosi da Don Liborio Romano e fattosi garibaldesco” come insinua lo storico borbonico De Sivo, in realtà uomo della sinistra garibaldina che ben conosce Foggia e la sua provincia per gli interessi che vi aveva quale antico “locato” del Tavoliere..

Il nuovo Governatore e l’amministrazione del di Rose, che si intendono benissimo per la comune fede politica,, gestiscono insieme la vita amministrativa in quel periodo difficile di trapasso dal vecchio al nuovo regime.

Uno dei problemi per i nuovi amministratori era quello di ribattezzare il teatro che non poteva ancora continuare a chiamarsi col nome del Sovrano più detestato della vecchia dinastia nel nuovo regime: quello di Ferinando I.

Il problema era posto subito dopo l’Unificazione per tutti i teatri del Regno, non essendo preparate le civiche amministrazioni a rinominarli tutti. Esse si limitarono per lo più a togliere il vecchio titolo sostituendolo con quello di Nazionale, nome che non comprometteva in nessun modo (come avvenne per i teatri di Lucera, San Severo, Manfredonia e Ascoli Satriano).

Per Foggia invero, l’orientamento dell’amministrazione comunale e del Governatore era quello di dare al teatro il nome del liberatore d’Italia dalla tirannia borbonica: GARIBALDI; ma si ebbe il torto di temporeggiare e quando qualche mese dopo a capo della provincia viene nominato Preftto (e non più Governatore9 l’intransigente e rigido Cesare Bardesono De Rigras, che proveniva da Torino proprio dal Gabinetto di Cavour, dare al teatro il nome di garibaldi, manco a pensarlo!

Alcuni cittadini “benpensanti”, appoggiati dal Prefetto, suggeriscono di dare al teatro il nome di Vittorio Emanuele ma occorreva l’assenso del Comune che diretto, ancora per poco, da un’amministarzione “garibaldesca”, non poteva accettare tale suggerimento che veniva inteso come una imposizione di natura politica da parte della destra moderata e cavouriana e così la scelta del nome del teatro divenne una faccenda politica, faccenda che continuò negli anni seguenti e pertanto il nostro teatro continuò, in attesa di una decisione che non sarebbe mai venuta, a chiamarsi cn il “provvisorio” nome di TEATRO DAUNO che gli rimase sino al secolo seguente, nome che in realtà non significava niente (come chiamare il San Carlo, teatro campano o il Massimo di Palermo, teatro siciliano).

E proprio al teatro, il 7 ottobre del  1860, appena un mese dopo l’entrata di Garibaldi a Napoli, si festeggiò la raggiunta Unità d’Italia.

Fu una serata memorabile. Nel teatro tutto illuminato, ricorda il Giornale Patrio, convenne tutta la più eletta rappresentanza cittadina con le signore elegantemente decorate, nelle toilette di sciarpe tricolori.

Nella platea la nuova Guardia Nazionale in grande uniforme.

Nel Palco Reale il Governatore Gaetano Del Giudice con il sindaco Saverio Salerni dei marchesi di Rose.

All’inizio della serata si esibisce una compagnia di dilettanti foggiani con la rappresentazione del dramma “I due sergenti” e tra il 1° e il 2° atto il Governatore si alza e legge un telegramma nel quale si dà notizia che Sua maestà Vittorio Emanuele è giunto ad Ancona e si prepara a raggiungere a Napoli Giuseppe Garibaldi.

L’annuncio viene accolto da applausi e grida festose di Viva il Re Vittorio Emanuele, viva Casa Savoia, Viva Garibaldi.

Fu un vero tripudio!

(fonte: A.Vitulli – I teatri di Foggia nei secoli XVIII e XIX – Daunia editrice)