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Il duro percorso di Stroppa!

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rn013Il 14 agosto l’esonero inaspettato di De Zerbi lo aveva riportato a Foggia a guidare un gruppo che sembrava essere un tutt’uno con il suo vecchio allenatore.

Qualcuno aveva storto il muso, sembrava un ripiegamento dopo la riconferma del tecnico bresciano avvenuta una settimana dopo la sconfitta in finale play off e che aveva risvegliato gli entusiasmi.

Giovanni Stroppa cominciò a lavorare, lontano dai riflettori, senza proclami e con un umiltà, pur sapendo quale fosse il suo obiettivo di fine stagione.

Non bastarono nemmeno le sei vittorie consecutive di inizio stagione ad adottarlo come beniamino della piazza, come colui che avrebbe potuto realmente scrivere una nuova pagina della storia rossonera.

Arrivavano le vittorie come qualcosa di scontato, mentre i pareggi venivano salutati con mugugni; la squadra però viaggiava sempre tra le prime quattro con ritmi anche abbastanza intensi.

Si arrivava quindi ai fischi dello Zaccheria per la gara con il Fondi e alla sensazione, magari solo sensazione, che il famoso palo su rigore a Melfi avesse salvato una panchina che cominciava a scricchiolare.

Siamo tutti certi che da quel momento, squadra e tecnico abbiano stretto un nuovo patto e che quell’ipotetico abbraccio tra tutti i componenti di quel gruppo, abbiano dato una rinnovata identità alla squadra ed un ritrovato entusiasmo.

Stroppa oggi è riconosciuto come l’artefice di quella cavalcata che comincia dalla vittoria di Melfi e che giunge al sold out dello Zaccheria per la gara con il Lecce.

La strada è stata dura per chi è dovuto entrare in punta di piedi in una realtà fredda e scettica, e la conquista della testa al campionato, con quei risultati derivanti da un gioco che ha una sua precisa identità e che proverà ad essere determinante per la vittoria finale, è al momento una bella soddisfazione.

Non sappiamo come finirà questo campionato ma la strada, considerate le premesse, è già stata abbastanza lunga e tortuosa per questo allenatore che in silenzio, facendo parlare solo il campo, è riuscito nell’impresa di trasformare le proteste in elogi, i volti dubbiosi in radianti sorrisi: questo merito a Giovanni Stroppa deve essere consegnato.

Alberto Mangano