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Foggia nell’800

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 Piano delle fosse fine 800 (foto inviata da Marco Scarpiello)


Piano delle fosse fine 800 (inviata da Marco Scarpiello)

Nel XIX secolo Foggia era una piccola città e i suoi abitanti vivevano esclusivamente  dei prodotti che la terra offriva. Purtroppo c’era miseria e per sopravvivere bisognava continuamente lottare contro la fame, la denutrizione, contro le infezioni per mancanza di igiene, contro il clima malsano, contro la malaria, il tifo, l’epatite, la meningite, la poliomielite, la tubercolosi e tante altre malattie virali. La mortalità infantile era impressionante. Spesso le mamme così si esprimevano: “Ho dieci figli,, ma se non mi avesse aiutato la morte, ne avrei quindici”.

Le case della vecchia Foggia erano quasi tutte a piano terra e sotto terra (le famose grotte). Le costruzioni avvenivano adoperando i tufi (pietre di origine vulcanica). Non c’era l’acquedotto e mancavano le fognature. In ogni abitazione – formata quasi sempre da una camera per tutti i familiari – un angolo era occupato dalla cucina e un altro dal gabinetto. Spesso c’era un divisorio di legno, per ricavare una piccola stalla per l’asino, il mulo o il cavallo.

L’acqua da bere, necessaria per la cucina e per lavarsi si comprava. Ogni giorno passava un carro con una grande botte. Per una famiglia occorrevano cinque o sei barili per soddisfare tutti i bisogni (un barile poteva contenere anche sessanta litri d’acqua). All’alba passava un carro per raccogliere il liquame. Davanti ad ogni porta si depositava un grande vaso da notte chiuso da un coperchio di legno. Non esistevano, per mancanza di spazio, le vasche da bagno. Per la doccia o il bagno c’era un edificio di fronte al I Incis (Piano delle Fosse), chiamato “Bagni Vaccarella”: il sabato veniva preso d’assalto.

Il riscaldamento si ricavava da un recipiente di rame o di ferro contenente la carbonella accesa (era il braciere, appoggiato sopra una base di legno e coperto dall’asciugapanni, un oggetto a forma di campana e formato di strisce di ferro, per evitare eventuali cadute di bimbi nel fuoco). L’asciugapanni veniva coperto da panni bagnati per asciugarli più velocemente durante l’inverno.

Nelle famiglie più agiate c’era la provvista di grano, di vino e di olio.

Il pane veniva fatto in casa, usando come lievito un pezzo di pasta della precedente panificazione ( il pane veniva cotto in un forno pubblico e sulle pagnotte si metteva un segno fatto con il taglio del coltello come riconoscimento).

Si mangiava quasi sempre pane cotto con ruca, aglio e olio. D’inverno le fette di pane venivano arrostite sul braciere, unte con l’aglio e bagnate con l’olio di oliva.

Nelle altre stagioni il pane raffermo veniva bagnato e coperto da pomodori, da pezzi si aglio, sale origano e olio: “l’acquasale”. Si mangiavano tutte le verdure che nascono senza essere seminate: cicoria, ruca, cardi ecc.; si consumavano molto spesso legumi e ortaggi e la carne ogni domenica. Spesso il foggiano mangiava le lumache (pesce in carrozza) lesse con aglio, olio e pomodori. Le rane (i cantatori) e gli uccelli presi con le tagliole o pestati di notte dai contadini chiamati “acciacca-uccelli” (allodole) formavano il secondo piatto per la povera gente. I funghi, le cipolline con i fiocchi (i lambasciuoli), altri frutti della terra che nascono naturalmente, facevano parte del pranzo e della cena.

Usanze: alla festa dei morti “u grane cutte”,cioè il grano bollito e condito con pezzi di cioccolata, vino cotto, pezzetti di noci e semi di melagrana; a Natale le cartellate (dolci lessati, fritti e conditi con vino cotto o miele), “i mènele atterrate” (mandorle cotte nel forno e poi raccolte sul fuoco con cioccolata e zucchero), “i pèttele” (frittelle da mangiare la vigilia di Natale in attesa del cenone della sera). A Pasqua l’agnello al forno, la ricotta, i latticini e “a pedèje” (pancetta di pecora imbottita di uova, uva secca e pinoli. A Ferragosto, per la festa della Madonna dei Sette Veli, si mangiava il galletto imbottito con uova, formaggio, uva secca e pinoli nel ragù oppure al forno con le patate. Ai bambini spesso si dava come merenda una fetta di pane con sopra la cagliata (latte che diventa solido con il caglio).

I tegami erano quasi tutti di rame, mentre di bronzo erano oggetti per preparare i “roccoli” e le tagliatelle. In ogni casa c’era un grande recipiente per conservare l’acqua: solitamente era un grande vaso di argilla con un rubinetto sul fondo; si usava far vivere nell’acqua le anguille perché si nutrivano delle impurità.