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Fondazione Maria Grazia Barone

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Una delle prime foto dell'edificio

Una delle prime foto dell’edificio

La storia della Fondazione  comincia il 10 maggio del 1900 con il testamento olografo della nobildonna Maria Grazia Barone, vedova del Marchese Giacomo Celentano, reso pubblico il 14 novembre del 1918 a seguito del decesso della testatrice avvenuto in Napoli 5 giorni prima. Il papà della donna, Alessio Barone, era stato sindaco di Foggia e perseguitato dal governo borbonico. La donna decide, nelle sue ultime volontà, di donare tutta la sua notevole proprietà terriera ad una fondazione da costituire per gli anziani poveri di Foggia, sua città natale.

Maria Grazia Barone era una donna molto saggia e vigile per cui detta il suo testamento  con grande precisione: descrive quali devono essere le finalità della fondazione , soprattutto precisa che il patrimonio della stessa deve arricchirsi ogni anno delle rendite accumulate e solo quando le stesse rendite saranno sufficienti, si provvederà alla costruzione dell’edificio in modo da riuscire a non intaccare il capitale.

E così, due anni dopo la sua morte, cioè nel 1920, fu fondata la Fondazione il cui primo presidente fu un sacerdote, Mons. Luigi Cavotta. Sotto la presidenza di quest’ultimo si avvia la costruzione dell’edificio dopo l’acquisto di un area in fondo a corso Giannonedi 44 mila mq. dei quali circa 7 mila furono donati al Comune per la creazione di una piazza a giardino innanzi all’edificio. Per il progetto fu dato l’incarico all’ing. foggiano Carlo Celentano Ungaro, morto nel 1955 il cui busto è tuttora presente nella villa comunale. Il piano regolatore di ampliamento del 1894 aveva favorito uno sviluppo a scacchiera della zona, lasciando aperta la possibilità di un allungamento indefinito di corso Giannone che, invece, il progettista suggerì di bloccare, posizionandovi trasversalmente il grosso edificio della Fondazione, a somiglianza della collocazione della Stazione ferroviaria rispetto all’omonimo viale. Lo stesso ingegnere diresse i lavori che, affidati alla ditta “F.lli Matrella di Gaetano”, iniziarono nel 1929 e terminarono nel 1934. Nel frattempo a Mons. Cavotta, proprio nel 1929, subentrò il nuovo Presidente, duca Giovanni Barone, grande agricoltore e nipote della nobildonna.

Erano questi gli anni del podestà Alberto Perrone, gli anni della “Grande Foggia”, gli anni che avrebbero trasformato un grosso paese rurale in una città importante al passo con i tempi. La trasformazione, valutata oggi per allora, provocò sia luci che ombre se si pensa allo sventramento di Borgo Scopari, alla distruzione totale delle Fosse Granarie necessaria per la realizzazione dei quattro lotti INCIS, della Casa del Contadino e della Sede dell’INPS, alla costruzione del Palazzo degli Studi, di quello degli Uffici Statali, del Palazzo di Città e così via. Per realizzare tutto ciò Perrone fu autorizzato dal Governo ad applicare una tassa fondiaria, tramite la quale furono pagati i ratei dei mutui che si andavano accumulando per tutte queste costruzioni. Anche per questo il mondo agrario foggiano si pose in contrasto con Alberto Perrone sino a costringerlo alle dimissioni.

L’Opera Pia Barone appartiene solo temporalmente all’epoca della “Grande Foggia”, essendo una istituzione privata e quindi non ideata dal regime fascista dell’epoca. Tanto è vero che l’inaugurazione che sarebbe potuta avvenire l’8 settembre del 34, giorno della visita di Mussolini a Foggia per l’inaugurazione delle altre costruzioni, avvenne quasi in sordina, circa tre settimane prima, il 15 agosto del 1934.

L’edificio è costituito da un vasto cassone a forma rettangolare, con un cortile interno, accresciuto e completato da due appendici laterali poste sul fronte anteriore. La facciata monumentale, si incentra nell’ingresso a tre portali, sollevati dal piano del giardino a mezzo di scalini esterni e sormontati da una balconata. E’ costituita da un basamento a finti conci di pietra per il piano rialzato, sul quale spiccano i due piani superiori; le finestre, di tre distinte caratteristiche architettoniche per i tre piani, arricchiscono la facciata che è sormontata da un cornicione e da orologio centrale. La maggior superficie della costruzione è destinata a camerate, dislocate prevalentemente al 1° piano superiore; su questo piano sono sistemate anche la Cappella per le funzioni religiose, un soggiorno, l’ambulatorio e l’infermeria, mentre il secondo piano ospita un appartamento per le suore e poche camere per anziani. La sala da pranzo, le sale di intrattenimento, gli uffici e gli altri servizi generali sono sistemati al piano rialzato. Successivamente, negli anni 80 cominciò una radicale ristrutturazione, solo interna, per poter ampliare la ricettività sino a 350-400 ospiti.

Ma qual era la situazione degli anziani bisognosi nella città di Foggia a partire dagli anni del testamento olografo di Maria Grazia Barone?

Nel 1911 era sorto a Foggia, per iniziativa dell’avv. Roberto Altamura, Presidente della Congrega della Carità, un piccolo mendicicomio nei locali del Convento di S.Eligio costruito nei primi decenni dell’Ottocento dall’apostolo dei poveri Don Antonio Silvestri. I ricoverati erano una sessantina assistiti dalle Figlie di S.Anna;  successivamente, dal 1915 al 1918, si aggiunsero i prigionieri di guerra; le stesse Suore nel frattempo si prodigavano per i malati colpiti dalla “Spagnola” del 1917 nel rione di S.Eligio.  Nel 1930 cominciarono i ranci popolari a spese della Fondazione Maria Grazia Barone che arrivarono addirittura a 1200 razioni giornaliere. Il 19 agosto del 1934 le Figlie di S.Anna, con i loro ospiti, si trasferirono nella nuova struttura lasciando definitivamente il vecchio locale. I ricoverati aumentarono raggiungendo il numero di 200 con 19 suore e 14 assistenti.

Il 13 gennaio del 1941 il fabbricato venne requisito per essere adibito ad Ospedale Militare e i ricoverati vennero sistemati provvisoriamente nei locali dell’Opera Pia Scillitani.

Il 22 luglio del 43 i locali dello Scillitani furono gravemente danneggiati dai bombardamenti e gli ospiti furono trasferiti presso un orfanotrofio di Torremaggiore dove furono raggiunti dalle suore il 19 agosto quando, a seguito di ulteriori bombardamenti , anche l’edificio di Maria Grazia Barone subì dei danneggiamenti.

All’arrivo degli alleati l’edificio divenne Ospedale per i feriti dell’ottava armata inglese e solo nel 1945, ripristinate le strutture dell’edificio, suore e ospiti potettero far ritorno a Foggia.

Bisogna infine ricordare che oltre a Maria Grazia Barone ci sono stati anche altri foggiani che hanno fatto importanti  donazioni alla Fondazione come Elvira Nannarone e i germani Santollino.

(fonte: “Cinquant’anni di una Fondazione” – opuscolo edito da Gercap s.r.l.)