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Giuseppe Valerio

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Il capitano Giuseppe Valerio

Il capitano Giuseppe Valerio

Sabato ,19 luglio 2008. In località Le Ghiare di Medesano (PR), sono state ritrovate parti consistenti del velivolo SM-79 appartenuto al Gruppo Buscaglia dell’ANR, pilotato dal Tenente G. Valerio e precipitato presso Medesano il 10 aprile 1944, al ritorno da una missione su naviglio alleato nella rada di Anzio.
Lo scavo è stato promosso dalla neocostituita associazione Tracce di Storia, di Medesano, con l’appoggio tecnico (metal di profondità) dell’Agmen Quadratum.
Lo scavo, per espresso desiderio dei proprietari del terreno, si è svolto in forma strettamente privata, ammesse solo le autorità (Maggiore Bovesecco del 5° Reparto di SMA) le forze dell’ordine e i volontari di TDS.
In particolare, sono stati riportati alla luce una pala d’elica intatta, diverse targhette di identificazione dei componenti del velivolo, parti di motore e strumentazione, oltre a diverso altro materiale ora sottoposto a pulitura, identificazione e conservazione.
Sono stati ritrovati anche alcuni resti umani, ora a disposizione delle autorità militari e di Onorcaduti.
Tutto iniziò con questo scarno comunicato che per puro caso rintracciai su internet .
In verità , quando ero ragazzo fui sempre affascinato dalla figura di questo mio parente caduto molto giovane sul suo aereo SM-79. Era un cugino diretto di mio padre.
Un foggiano con una grande passione per il volo.
Allora si era educati al mito dell’amor di Patria e quando la Patria chiamò molti come lui non si tirarono indietro, facendo la scelta di non stare alla finestra a guardare.
Aderì alla AEREONATICA NAZIONALE REPUBBLICANA della RSI.
”Scelta sbagliata” direbbe qualcuno; giusta o sbagliata che sia voglio che un giorno si ricordino con rispetto tutti i caduti, anche chi ha combattuto dalla parte sbagliata  sacrificando la propria vita ad una causa che probabilmente ritenevano già persa.
Nella topomastica di Foggia è presente la via dedicata a questo mio parente.
E’ fra i decorati della II guerra mondiale della provincia di Foggia con la medaglia di bronzo e medaglia d’argento al valore militare della Regia Aeronautica Italiana.

Questa la scarna relazione che fece il Ten. Bertuzzi sulla sfortunata azione: At Stato Maggiore Aeronautica – P.d.C. 875 11.4.1944 – Gruppo Aerosiluranti Buscaglia – Giorno 10 aprile et ore 22,15 quattro velivoli SM.79 bis hanno decollato da Aeroporto trampolino per effettuare azione di siluramento nota località – Attacco est stato effettuato tra ore 23,45 at ore 24. Siluro est stato lanciato contro piroscafo da circa 5000 tonnellate. – Sono stati osservati altri due scoppi di siluro. Reazione contraerea violentissima da parte di unità da scorta e da guerra di protezione – Da informazioni pervenute velivolo SM.79 bis MM. 23852 equipaggio: Capitano Valerio Giuseppe, Mar.llo pil. Jasinski, 1° Av. motor. Vio, Aviere Sc. Marcon, Aviere Sc. arm. Gamba et 1° Aviere fot. Roda, est precipitato località Medesano presso Salsomaggiore (Parma). Maresc. pilota Jasinski Enrico non gravemente ferito, resto dell’equipaggio deceduto. Indirizzi famiglie già comunicati Segreteria Stato Maggiore. Non ancora accertato rientro altri due velivoli – Un velivolo ha atterrato regolarmente su Aeroporto Lonate at ore 2,43.”

Per degnamente ricordare questo mio parente e concittadino in occasione dell’anniversario della sua morte (11 aprile 1944) ho scelto queste parole di Cesare Pavese:

“ ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto, il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l’impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noi altri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione”

(a cura di Salvatore Valerio)