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I quaratini e Sant Misrill

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da La Gazzetta del Mezzogiorno del 4 luglio 2008

“Vai al quaratino a comprare il latte” così dicevano le nostre nonne per indicare il negozio di generi alimentari; ma perché veniva usato questo vocabolo? non ve lo siete mai chiesto?

Ebbene, il termine deriva direttamente da Coratino, inteso come abitante di Corato, piccolo comune in provincia di Bari da cui provenivano i venditori di cacio e poi della generalità di alimenti già a partire dal Seicento, in quanto questi ultimi avevano la privatizza, ovvero l’esclusiva, di vendere determinati prodotti alimentari in tutto l’antico regno di Napoli.

Un proverbio popolare pugliese recita: Quarate magna magna, Coratini mangioni ed altro ancora: Quaratine magna carne cavaddeine, Coratini mangia carne cavallina; due motteggi per indicare che gli abitanti di Corato erano dei buongustai, seppur un po’ ingordi, resistono nella tradizione popolare sicuramente anche in riferimento al fatto che essi per secoli hanno esercitato il commercio dei generi alimentari.

Già nel Seicento è attestata a Foggia la presenza di cittadini provenienti da Corato, come dimostrano alcuni documenti relativi a vertenze giudiziarie dell’epoca in cui sono citati come operanti in Foggia i fratelli Vito e Pietrantonio Merula di Corato…negozianti di cacio, olio, salami ed altro… dal vulgo detti coratini.

Nel Settecento, certezze maggiori sulla presenza dei Coratini e la loro attività di pizzicagnoli ci vengono dal catasto di Foggia iniziato nel 1741, ove abbiamo: Francesco Venituccio di Corato(del) quondam Luca. Negoziante di cascio, fuoco acquisito, d’anni 38… esercita un negozio di cascio all’ingrosso e Francesco Roselli di Corato negoziante di cascio.

Mentre in altri documenti settecenteschi è citato un altro casato coratino che si stabilirà poi definitivamente a Foggia, i Mongelli, che gestivano un commercio di formaggi ed un negozio sito nella Piazza di questa città di Foggia vicino al Monastero dei PP. Teatini di San Giuseppe.

I Coratini, infine, oltre al termine dialettale quaratino, che lo stesso Villani nel suo ottocentesco vocabolario indica come sinonimo di negozio di generi alimentari, ci hanno lasciato un’antica ricetta che è forse quella di una specie di panettone locale.

Tra le carte relative agli atti stilati dal notaio garganico Michele Ferrandino consultabili presso la Sezione di Archivio di Stato di Lucera, è infatti conservata un’antica ricetta, quella del… pane schiavonesco all’uso di Corato.

Si tratta di una ricetta che per dosi e sapori si avvicina ad una specie di panettone senza uvetta, in cui prevalgono ingredienti come il mosto dolce, ovvero il vincotto, bandiera della nostra gastronomia ed aromi forti come garofano, pepe ed altri.

Proprio ai Coratini, che esercitavano la loro attività di pizzicagnoli soprattutto lungo l’antica via Arpi,  la tradizione popolare assegna anche la cacciata, ovvero l’esilio fuori del tracciato delle antiche mura cittadine, di Sant Misrill, San Miserello, un fantastico Santo protettore dei magri.

Pare che la statua del Santo fosse esposta un tempo in una delle chiese del centro storico, ma i Coratini, re della buona tavola, non apprezzavano la magrezza della statua e tramarono per un suo trasferimento in una chiesa più periferica.

Sant Misrill fu così costretto a traslocare e presi i suoi pochi averi, si trasferì in una delle nicchie poste sul portale che immette al complesso monumentale delle Croci.

Qui la povera Statua si consumò fino a scomparire del tutto, qualcuno dice per la sua esasperata dieta, altri perché era stata realizzata in materiale povero e quindi più soggetta all’usura del tempo.

Negli ultimi tempi della sua vita, però, la Statua di Sant Misrill fu adottata con molto piacere dai Terrazzani abitanti intorno alla Chiesa delle Croci; la loro povertà ne faceva un ottimo Santo Patrono!  Mangiavano infatti una sola volta al giorno e soltanto le povere verdure che trovavano errando per i campi. (Carmine de Leo)