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Io non sono fuggito da Foggia

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Io non sono fuggito da Foggia

Copertina

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“Magari chi è fuggito è riuscito a realizzarsi altrove, è riuscito a far valere le proprie capacità laddove c’erano più possibilità per farlo. Tutti coloro non devono mai dimenticare la propria terra, quella terra che li ha formati, che ha dato loro le basi per spiccare il volo, quella terra dove hanno soltanto calciato un pallone o acceso un semplice falò, quella terra che ha fatto vivere loro le emozioni  che restano tutta una vita, quella terra che ha insegnato loro i primi rapporti sociali, che ha donato loro le prime amicizie, quelle ingenue di bambini, ma quelle più vere e sincere perché nate nella spensieratezza degli anni più belli della vita di un uomo. Solo chi saprà rispettare le proprie origini e il proprio passato potrà dare qualcosa alle generazioni future e permettere loro di scegliere se spiccare di nuovo il volo seguendo solo la voglia di sentirsi completamente liberi”

Alcuni stralci…

“…Terminata la scuola, in concomitanza con l’arrivo della calura estiva che nella nostra città è stata sempre esagerata, arrivava l’esigenza di recarsi al mare e la meta estiva per la tintarella e il sollievo di una piacevole nuotata era il lido di Siponto. Questa località era nata a seguito della bonifica delle paludi negli anni 20-30 e ne era nato un bel villaggio con tante ville e villini, con tanto verde e con una lunghissima spiaggia. Ovviamente l’origine paludosa del luogo rendeva necessaria la lotta dei villeggianti con le zanzare che vi regnavano numerose ma la bellezza del posto e la spensieratezza tipica dell’estate facevano superare brillantemente questo fastidioso ostacolo. Siponto era praticamente la spiaggia dei foggiani indipendentemente se ciascuno ci andasse in una casa di proprietà o presa in affitto oppure se faceva il pendolare tutti i giorni o occasionalmente utilizzando il treno o la propria automobile…”

“…Ecco forse il calcio, nella storia novantennale del Foggia, ha rappresentato la possibilità di farsi vedere dall’Italia intera, di far vedere che questa città non era solo un punto su una cartina geografica o una di quelle province della Puglia che si imparano in geografia e che si ripetono a memoria alla lavagna in ordine alfabetico. Il calcio è servito quasi a screditare quelle classifiche di vivibilità che hanno sempre posizionato Foggia tra le ultime città d’Italia o le considerazioni di Alberto Moravia che definì la nostra città tra le più brutte che avesse mai visto, seconda soltanto a La Paz. Ebbene un semplice gol, una rete che si gonfia, un pubblico che esplode di gioia possono rappresentare non la soluzione ai tanti problemi che affliggono la città ma di certo danno la sensazione, magari solo per un attimo, di essere capaci di reagire e di riuscire a farsi invidiare dagli altri: lasciate ai tifosi la libertà di sognare…”

“…Sai, mio caro, la guerra è una cosa molto brutta, annebbia le menti di chi la combatte e porta a fare cose che neanche le bestie riuscirebbero a fare. Uccidere i propri simili per le vittorie dei potenti porta alla rovina della gente, dei popoli: nella guerra non vince nessuno, perdono tutti, chi uccide e chi muore. Dopo una guerra bisogna ricostruire, ripartire, tornare a sorridere, cercare di dimenticare e credimi, nipote mio, non è per niente facile!…”

“…Quella mattina la città si svegliava per mettersi in cammino, per prepararsi al lavoro di tutti i giorni ma quello che si era sentito alla radio o da qualche telegiornale creò stupore e curiosità: le prime notizie, apparse confuse e incomplete, facevano pensare al crollo di una catapecchia, di un edificio pericolante, uno di quelli magari occupato abusivamente, invece si trattava di un palazzo relativamente recente con numerose famiglie che vi ci abitavano; erano bastati solo diciannove secondi, secondo quanto emerso dai sismografi della “Specola Nigri”, per rendere polvere un maestoso edificio. Diciannove secondi per cancellare vite umane e pilastri, letti matrimoniali e calcestruzzo, salotti e tramezzi…”

Alcuni commenti…

Ho finito di leggere il libro. Verdetto? Promosso magna cum laude.
Il mio è un giudizio sincero e disinteressato perchè penso che sarebbe il primo a dissentire su una finta adulazione. Questo libro mi ha fatto bene al cuore, ho rivisto mio padre al San Michele giocare a pallone con i calzettoni abbassati alla Sivori, mia madre bambina mangiare triangolini di cioccolato con la carta dorata ed i miei nonni e zii correre sotto le bombe. Mi sono anche ritrovato a sorridere con i miei sui modi di dire e sui vari rituali. Penso sia stata dura da parte sua selezionare il materiale a disposizione.
Comunque è un’ottima sintesi, un racconto vero e quindi prezioso, c’è una scansione perfetta dei tempi e dei luoghi, l’unico appunto che devo farle è la violenza sui poveri uccellini, ma andava raccontato anche questo perchè parte di vita vissuta.
Le mie conclusioni: è un testo da tenere nella propria biblioteca in quanto foggiano e meridionale, la nostra è una piccola comunità molto simile ad altre realtà del sud e quindi questo libro rappresenta un piccolo scrigno di valori da condividere con tutta la gente del sud. Le confesso che ho provato un pizzico di invidia per quello che ha vissuto lei in prima persona e che avrei voluto vivere io nella mia bella Foggia. Ho fatto cose simili altrove, ma non è la stessa cosa: “Fogg è Fogg!!!”
Continuerò la campagna promozionale tra parenti ed amici!
Se lo faccia dire Alberto, bravo!
Saluti – Francesco del Pozzo (Franco)

Il libro si legge bene. Scorrevole veloce. A me, “foggiano”, ha dato qualche elemento e notizia in più. Per cui se fra gli intenti dell’autore vi era quello di partecipare un condensato di storia, cultura, usi e costumi locali, l’obiettivo …è stato raggiunto. Ho conosciuto con piacere una bella parte della storia del Foggia calcio dal 1970 al 1975, quando costretto ad allontanarmi dalla nostra Foggia per lavoro,  con rabbia e sofferta nostalgia decisi di staccare la spina con questa città. La riattaccavo solo un giorno prima di ritornarci per le ferie, e la ristaccavo appena salito sul treno per Bolzano.
Fatti, personaggi, aneddoti, cronache, avvenimenti raccontati con estrema semplicità, che l’autore ha conosciuto prima sotto la guida del “nonno”, ed ha poi approfondito nel rispetto e nel ricordo del “nonno”
Nel bianco che collega una riga scritta all’altra si legge un altro messaggio fatto di valori fondanti una volta, ora un po’ dimenticati, ma sempre validi ed utili: passione per la propria terra, per la storia locale, l’amicizia, la famiglia, il rispetto delle cose e degli uomini.
Confermo la mia prima impressione, è un libro che andrebbe divulgato fra gli alunni delle scuole medie inferiori, come lettura aggiuntiva e trampolino di lancio per riflessioni. Non per sminuirlo, ma perchè convinto che quello è il tessuto ideale dove questo libro, come un ago da sarto, può riprendere a imbastire il filo della nostra storia interrotta.
Peccato se questa opportunità non venisse sfruttata.
Bravo Alberto, e auguri. Raffaele De Seneen

Buona sera ho acquistato il suo libro ” IO NON SONO FUGGITO DA FOGGIA”  io, purtroppo, per ragioni di lavoro ho dovuto lasciare la mia città e non le nascondo che il mio cuore è sempre  Foggia. Ho aperto il suo libro e per combinazione ho letto del pranzo di Natale. Non le nascondo e non mi vergogno che qualche lacrima è scesa. Sono andato dietro di anni (ho 70 anni) e mi sono ricordato del pranzo che mia madre cucinava e tutta la famiglia intorno al tavolo compreso il nonno e zii con le rispettive famiglie. La ringrazio infinitamente di avermi dato questa gioia . Per me il Fuggi da Foggia non per Foggia ma per i foggiani è solo uno scioglilingua come lei ha scritto. La saluto cordialmente e grazie ancora. Antonio RUSSI

Carissimo Alberto,

ho acquistato e letto tutto d’un fiato il tuo libro “ IO NON SONO FUGGITO DA FOGGIA” e in questi giorni sarà oggetto di lettura da parte dei componenti della mia famiglia che, sbirciando  tra le prime pagine, già nutrono interesse e curiosità.

Ritengo opportuno, in qualità di amico (almeno spero) , di fornirti le mie impressioni e il mio personalissimo pensiero critico.

Con questo libro, sei riuscito a sintetizzare i dialoghi nostalgici di noi foggiani  che siamo consueti fare quando ci incontriamo o quando ci sentiamo, specialmente con chi, anni addietro, ha deciso di lasciare Foggia per lavoro o per  altri motivi e…. per fare ritorno solo per le festività di Natale o peggio per partecipare alle esequie di un parente.

Già dalle prime righe mi sono appassionato e rivisto in fatti, giochi, luoghi e attività che non ho mai dimenticato e che porto nel mio cuore, momenti vissuti in un quartiere dei più vecchi della città il famoso “ Largo Rignano “ luogo di fratellanza, amicizia, serietà ma soprattutto di povertà.

Di quanto hai raccontato, tutto corrisponde al vero…….sia i tuoi ricordi che combaciano con i miei sia i racconti dei tuoi nonni che sono simili a quelli dei miei e di tutti quelli che come noi hanno avuto il piacere di vivere quei momenti bellissimi di spensieratezza e pura allegria e hanno avuto il piacere di sentire i racconti dei propri avi.

Non ho potuto fare a meno di sentire nel tuo lavoro, la continua precisazione di non reputarti un scrittore ma un semplice traduttore di appunti scritti per ricordare il nostro passato, ebbene, sappi che nessuno nasce scrittore ma lo diventa nel momento in cui colui che legge decide se ciò che è stato scritto ha la capacità di emozionare, ricordare, sapere, acculturare o  addirittura annoiare.

Nel tuo caso e per quanto mi riguarda, questo libro ha le doti necessarie per poter permettere ai nostri figli e ai futuri nostri nipoti, di conoscere ed apprezzare le nostre tradizioni, gli usi i costumi di una generazione passata e per ricordare le nostre umili ma importanti origini.

Bravo, Alberto, è così  che con semplicità e umiltà si tramandano le tradizioni, ed è così che nasce l’ORGOGLIO FOGGIANO!!!!! Arturo Pagliara

Ho cominciato a leggere il tuo libro e devo dirti che sono rimasto folgorato dai contenuti che fin qui ho scoperto.
La prima sensazione e che io stesso fossi lì con te a giocare. Le esperienze che tu racconti traendole dai tuoi
ricordi sono i miei stessi ricordi che tu hai risvegliato. C’è da dire che anch’io, per scrivere le mie poesie, sono abbastanza allenato a far riaffiorare i ricordi sopiti ma nel tuo libro ci sono termini e situazioni che non ricordavo. Ti ringrazio tanto perchè è un bel tuffo nel passato e nella nostra infanzia così ricca di esperienze e gioia, perchè certi ricordi  a me suscitano gioia per i nostri giorni spensierati che erano veramente carichi di umanità.
Bravo Alberto hai fatto una operazione veramente degna e meritevole.
Ti saluto Gianni Ruggiero

Ancora un po’ e finisco il libro. Pensavo al fatto che ho cominciato a leggerlo lunedì scorso in treno proprio mentre lasciavo Foggia. Viaggio ormai da 20 anni da nord a Foggia e ritorno, ma questa volta è stato particolare. Non nascondo che mi sono un po’ emozionato. Anche se non conosco personalmente l’ autore, lo ringrazio di vero cuore. Daniele Mazzeo

Caro Alberto,
il tuo libro ha il merito di descrivere in maniera obiettiva la nostra città. Il tanto lavoro che si nasconde dietro le pagine del tuo manoscritto permettono di ricostruire in maniera semplice (ma non superficiale) la storia, l’orgoglio, i drammi e le vicende di Foggia. Interessante per esempio leggere come i soldati ame…ricani fossero “recepiti” dalla popolazione foggiana nel dopo guerra, oppure di apprendere come alcuni nostri concittadini (ad es. Francesco Rotundi) si siano distinti ad altissimi livelli nazionali e non. Un libro che permette al lettore di cogliere la tua passione e che offre spunti di riflessione sulla nostra terra.
Complimenti sinceri! Valerio Quirino.

L’ho letto! Non è un libro, è semplicemente un C A P O L A V O R O ! Bravo Alberto!  Peppino Baldassarre