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La magia della vigilia per noi bambini

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Presepe allestito dal Gruppo di Socializzazione dell'AS.SO.RI. in occasione del Natale 2006. Le due statue sono state realizzate dall'artista Alessandro Poezio, volontario dell'Associazione.

La magia del Natale si cominciava a sentirla e a viverla già dall’8 dicembre quando, dopo ie fanòje, nelle famiglie foggiane ci si riuniva e si preparava il presepe. I bambini erano quelli che alla fine avrebbero sistemato le statuine ma il papà era quello che realizzava la struttura, le montagne, i vari laghetti che, nel loro insieme, avrebbero contribuito alla realizzazione di quello che doveva diventare l’orgoglio della casa sino al 6 gennaio.
Le giornate si susseguivano con quest’area di Natale che si sarebbe sentita molto più intensa quando le scuole avrebbero chiuso i battenti.
È indubbio che la giornata cardine di tutte le festività natalizie era la vigilia che un po’ come il sabato prima della domenica, dava quella sensazione di una festa coinvolgente ma soprattutto imminente.
La mattina, di buon ora, come se si dovesse andare a scuola ma con uno spirito nettamente diverso, noi uscivamo per andare a salutare i parenti. In questa occasione si andavano a trovare nonni e zii ma anche parenti più lontani, come i cugini e gli zii dei genitori, i compari, qualche vicino di casa con il chiaro intento di racimolare un po’ di soldi che derivavano dalla somma delle ambèrte.
In definitiva si andava da questi parenti, si augurava loro un buon Natale, si facevano due chiacchiere, si ammirava il presepe di casa, si mangiava qualche cartellata e soprattutto si ritirava almeno una cinquecento lire che sarebbe servita anche per giocare a tombola in quei giorni.
Dopo l’estenuante giro per tutti questi parenti, si tornava a casa con le tasche piene e con qualche “mappatella” con i dolci che qualche zia mandava alle nostre mamme.
Nel frattempo le case si riempivano di parenti e si cominciavano a mangiare le pettole che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, tutto rappresentavano tranne il digiuno e l’astinenza che una vigilia avrebbe dovuto consigliare. Intinte nel su ghetto di pomodoro, infatti, se ne mangiavano tante una dopo l’altra.
Subito dopo noi ragazzini, guidati sempre da un adulto, cominciavamo a giocare alla tombola mentre le donne di casa si affrettavano a preparare la cena che, per l’occasione, aveva inizio già alle 18.
La cena era rigidamente a base di pesce e con l’immancabile capitone che a noi bambini non piaceva. I nostri genitori, però, proprio perché legato alla tradizione, ci obbligavano, ad assaggiare un pezzetto di questo animale che veniva fritto e che noi, nei giorni precedenti, avevamo visto vivo facendoci impressione per la sua viscidità.
A metà pranzo noi bambini eravamo fieri e contenti che i nostri papà leggevano la letterina di Natale, che tutti ascoltavano la nostra poesia che avevamo imparato a scuola, ovviamente in piedi sulle sedie come su un palchetto con le nostre mamme che erano pronte a suggerirci quando, emozionati, dimenticavamo qualche parola. Il tutto, comunque, serviva a noi bambini per continuare a rimpinguare le nostre tasche di ulteriori spiccioli.
Subito dopo aver consumato i mandarini, a scurzìme (noci, nocelline e arachidi) e i dolci tipici del Natale, si giocava tutti insieme sempre a tombola e quella diventava l’unica occasione dell’anno in cui grandi e piccini giocavano tutti insieme.
Immediatamente dopo si scartavano i regali che erano tutti per i bambini e molto spesso erano doni utili come libri, pigiami, maglioncini e pure se noi ci aspettavamo i giocattoli, già il fatto di aver vissuto quei momenti era di grande soddisfazione. In ogni caso potevamo sempre sperare nel giorno dell’Epifania e nell’arrivo della Befana.
Solo più tardi qualche adulto, solitamente riuniti in quattro, si appartava per giocare alla stoppa e noi piccoli ci siedevamo intorno a osservarli con curiosità e con la voglia di diventar grandi per poterci sedere un giorno al posto loro.
La sera, intorno alle 22, le mamme ci imbacuccavano e si scendeva tutti insieme per partecipare alla messa del Santo Natale. Noi bambini eravamo eccitati sia perché normalmente a quell’ora durante l’anno eravamo già da un pezzo nel letto e soprattutto perché addirittura ci veniva concesso di uscire. Tornavamo a casa non prima di aver salutato affettuosamente amici, vicini e conoscenti che incontravamo a messa e l’ultimo rito era quello di sistemare la statuina di Gesù bambino nel presepe. Il più piccolo di casa, mentre tutta la famiglia intonava “Tu scendi dalle stelle”, sistemava il bambinello nella grotta tra gli applausi di tutti.
La giornata volgeva al termine, noi bambini eravamo sfiniti, si andava a letto aspettando la giornata del 25 ma già sapendo che la magia del 24 sarebbe stata irraggiungibile.