Browse By

La vita amministrativa nel 500

0 like
CONDIVIDIShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

All’epoca della dominazione Aragonese, le Amministrazioni Comunali del Regno di Napoli assumevano il nome di Università o Reggimento e venivano regolate da uno speciale Regolamento (Statuto) formato da 16 articoli (Capitoli).

L’Università della Terra di Foggia era composta da ventiquattro cittadini (reggimentari) nati a Foggia e non forestieri, anche se essi avessero avuto qui la residenza da molti anni

La nomina era a vita; ma quando alcuni eletti venivano a morire oppure erano costretti ad assentarsi in perpetuo dalle sedute consiliari per ragioni di salute o altre cause, essi venivano sostituiti da altre persone, i cui nominativi erano segnali al Re o Vicerè per la necessaria approvazione, in maniera di raggiungere il numero di ventiquattro reggimentari.

Delle persone elette erano soprattutto preferiti i cittadini che dimostravano di possedere i requisiti più idonei (onestà, rettitudine, nobiltà di casato) e sufficientemente capaci a reggere le sorti della Città.

A scrutinio, i ventiquattro eletti, eleggevano il Mastrogiurato (l’attuale Sindaco), il precettore, quattro eletti, un sindaco, un credenziere, due giudici annuali e due catapani. Le cariche duravano un anno (dal giorno 7 settembre a quello dell’anno successivo), mentre l’ufficio dei catapani era di appena quattro mesi.

Sotto la data del 10 marzo 1498, regnando Federico Re di Sicilia, i Reggimentari erano i seguenti: Francesco Durazzo, Marino Finabello, Bartolomeo de Majo, Petrillo Marzano, Matteo de Iacomino, Alfonso de Mirabellis, Galeotto Miraballo, Girolamo Ianniculo, Giliberto di Mola, Alessandro de Salpis, Cesare de Pilla, Alfonso Falciglia, Gabriele de Morcone, Stefano Malhomo, Angelillo della Bastia, Guglielmo di Boncosiglio, Lonardo de la Cetera, Giovan Filippo Caracciolo, Paolo de Iuni, Bartolomeo de Basile, Lanzaleo de Braida, Renzo de Fano, Iacobuzio de Iannitella, Angelo Caputo.

L’anno dopo venne a Foggia, proveniente da San Severo, il re Federico, al quale l’Università tributò calorose accoglienze, erigendogli un mastodontico palco a piazza Mercato (il luogo ove oggi sorge il Teatro Giordano  e la Chiesa di S. Rocco) con sfilata di truppe e processione della Madonna Iconavetere, seguita da tutte le autorità cittadine.

Nel 1506 i nobili foggiani Cesare Brancia e Prospero della Bastia, sindaci della predetta Università, furono destinati a rappresentare la città al Parlamento Generale convocato a Napoli dal re Carlo V di Spagna, per il giorno 15 dicembre di quell’anno.

Riscontriamo ancora che nel 1518 era Mastrogiurato Simonetto Marzano di Foggia, il quale possedeva il palazzo detto angioino nell’attuale Piazza Cattedrale (dove è gestito il negozio del “Piccolo Guadagno”) ed il nome di costui era ricordato da una lapide (forse esiste ancora) collocata sull’architrave di un ingresso al 2° piano.

Nel 1530 l’Università di Foggia era così composta: Gesesmundo de Majo, mastrogiurato, Pietro Antonio de Majo, Cola Maria Caracciolo, Leonardo Finabello, Polidoro de Iannuzzo, Notar Antonaccio de Magdalena, Antonio Russo, Addario Rotundo, Prospero de la Bastia, Dioneo Fiorentino, Alfonso de Iurri, Notar Lorito de Mauriis, Sebastiano Belvedere, Agostino de Iurso, Antonio de Primavera, Paolo Antonio de Inocentio, Leonardo de Nuphis, Vincenzo de Yella.

Altre variazioni avvenivano in data 2 aprile 1541. Troviamo infatti come Mastrogiurato il nobile Marco Antonio Braida, e poi, come nuovi eletti: Ferdinando de Iacominis, Ovidio Nigro, Gasbarrino de Mastro Francisco, Notaio Paolo Pesce (Precettore); sindaci: Fabrizio Falciglia, Giovan Carlo Spinello, Giovanni Antonio Vesqnes [forse Vesques].

Con ordine del 27 dicembre 1543, del Vicerè di Napoli, Don Pietro di Toledo, il nobile foggiano Prospero della Bastia è nominato Mastrogiurato della Università di Foggia.

Sotto la sua fattiva amministrazione, la nostra città, già duramente provata e parzialmente distrutta durante le guerre Franco-Spagnole, si arricchisce di particolari opere di ricostruzione, tra cui l’erezione del famoso “Pozzo Rotondo” il cui residuo basamento trovasi sotto la croce prospiciente la Chiesa di San Giovanni Battista e dove è inciso appunto il nome di Prospero della Bastia. Viene pure riscotruita Porta Arpana (abbattuta, come abbiamo detto, durante l’invasione dei francesi), sul cui arco interno fu riportato il testo della targa del Palazzo di Federico II (entrambe esistenti); ma soprattutto, il magnifico Prospero, fece costruire sulla stessa Porta Arpana gli uffici e la residenza del Presidente del Tribunale della R. Dogana delle Pecore, precedentemente alloggiato presso un fabbricato privato. Proibì inoltre che, lungo la cinta della mura della città, si costruissero case addossate alle fortificazioni stesse.

Prospero della Bastia fu nuovamente rieletto Mastrogiurato nel 1547. Con decreto Vice reale del 19 ottobre 1544 vene nominato Commissario delle Regie Cacce Riservate della Provincia di Capitanata e quindi Capocaccia del Bosco dell’Incoronata, carica che copriva ancora nel 1560.

Intanto, man mano che i vecchi consiglieri venivano a scomparire per decesso, così si provvedeva alla nomina dei sostituti. Troviamo infatti nel 1544 i seguenti nuovi eletti: Giovan Battista Falciglia, Antonio Lollo, Cesare Tarallo e Giovan Battista de Pilla.

Nella Università di Foggia del 1549 troviamo altri nomi: Giovan Battista Falciglia, Mastrogiurato, e poi: Cornelio Caracciolo, Giovan Vincenzo Belvedere, Prospero Caracciolo, Leonardo Finabellis, precettore, Angelo de Stella e Vincenzo de Stella.

Talvolta, per avvenuto decesso di qualche Reggimentario, la nomina veniva estesa ad uno dei figli, specie se trattavasi di famiglie nobili cittadine.

Altra curiosità consisteva anche che gli Eletti che formavano la Università avevano le più disparate età; dai venti (Adario Rotundo) ai settant’anni (Cola Marino Caracciolo).

Intanto nel 1550 Marco Antonio de Braida è nuovamente nominato Mastrogiurato, mentre l’anno dopo venne rieletto a tale carica Prospero della Bastia, che la cede nel 1553 ad Antonio Lollo.

In seguito avvengono altre nomine di Reggimentari nelle persone di: Marco Antonio Castaldo (Mastro d’atti), Bartolomeo De Iorio, Leonardo di Muscio, Vincenzo di Yella, Gabriele de Marcone, Albentio de Albegnante, Matteo Solomeo, Federico Falciglia, Giovanni della Staffa, Leonardo di Muscio.

E si potrebbe continuare la serie fino al regno dei Borboni di Napoli, se lo spazio ce lo consentisse. Solo è rimarchevole la presenza di molti Notai in seno alla Università di Foggia, come Bartolomeo de Iorio, Donato Fox, Fabio Tomasone, Giovan Battista Lombardo, Antonio Blanco ed altri, specialmente nel 1555, al tempo del Mastrogiurato Ovidio Nigro.

Degno di nota è pure Ludovico Caracciolo, figlio di Cola Maria, ex eletto, che nel 1554 copriva la carica di Regio Giustiziario Provinciale.

Come è detto innanzi, gli uomini che formavano il Reggimento di Foggia erano prescelti tra le più nobili e benestanti famiglie cittadine, ora tutte estinte od emigrate, da Nicola di Brayda, che fu Sindaco nel 1466, sino a Saverio Celentano nel 1750. Essi, oltre a possedere vastissime tenute di terreno in agro di Foggia, erano anche proprietari di case e fabbricati in  territorio urbano, come presso le Mura della Città, al petagio o pittagio di San Tommaso, in quello di Sant’Angelo e di Sant’Agostino, oltre che avere pozzi, forni, sellerie, industria molinaria ecc.

Ma a questo punto dobbiamo fermarci per non divagare in altri argomenti riguardanti la toponomastica cittadina, le industrie, i commerci, gli uomini, gli usi, i costumi, lo svolgimento di tutta la vita di Foggia, oltre quella amministrativa, nel luminoso e purtroppo poco noto periodo che va dall’inizio del 1500 alla fine del 1700. Di tanto però ne parleremo un’altra volta.

(fonte: articolo di Mario Menduni pubblicato su “IL GAZZETTINO  DAUNO” del 7 luglio 1956 – “Squarci di vita foggiana” – Tipografia “Il Rinnovamento” Foggia 1958)