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L’epitaffio

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epitaffio1L’epitaffio (in dialetto u patàffie) è uno di quei pochi monumenti che ci restano dopo diversi secoli e che hanno resistito a terremoti e ai bombardamenti dell’ultima guerra. All’inizio di via Manzoni (che una volta si chiamava appunto via Epitaffio) esso rappresenta il punto di incrocio tra i tra i due tratturi, l’uno proveniente da L’Aquila (243 Km), l’altro da Celano (207 Km) e quindi è legato al fenomeno della transumanza. Questa costruzione infatti indicava ai pastori abbruzzesi la via per il ritorno a casa e ci ricorda,nonostante siano scomparsi i tratturi, la grande riforma della “Mena delle pecore” voluta da Alfonso d’Aragona nel 1447 e realizzata dal suo primo doganiere, Francesco Montluber. Il vocabolo “epitaffio” indica una iscrizione ed infatti si nota su una delle otto pareti laterali del monumento una lapide con una scritta. Questo monumento fu innalzato nel 1651 per ringraziamento al re spagnolo Filippo IV ed infatti sulla sua sommità è sistemata una statua che dovrebbe rappresentare proprio il sovrano in questione. Nel 1697 fu restaurato dal doganiere Andrea Guerriero Torres. In realtà non si è certi che quella statua rappresenti veramente il re spagnolo, potrebbe essere una delle tante statue napoletane prodotte nel Seicento ma la leggenda racconta che potrebbe essere una persona incaricata dal re stesso per fare la guardia al suo tesoro; lo stesso, dice appunto la leggenda, sarebbe rimasto pietrificato dalla maledizione di un gruppo di frati di un convento non lontano ai quali era stato sottratto il tesoro in questione. Non si sa se per questo motivo o per ricordare la grande ricchezza acquisita da Foggia con le attività legate alla pastorizia e alla “Dogana delle Pecore”, l’epitaffio veniva indicata sino alla fine dell’800 con il nome della “statua del tesoro”

(vedi anche Aragonesi e la dogana delle pecore)
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