In occasione del 50° anniversario (24 ottobre 1957-24 ottobre 2007) di elevazione a parrocchia della Chiesa di Santo Stefano Promo Martire in Foggia alla via G. Urbano, è stato messo in distribuzione, a livello parrocchiale, un opuscolo, "Le carte murate", da me predisposto sin dal 1995/96, arricchito e aggiornato nel tempo, sulla storia de "I suoli di Santo Stefano - A.D. 1839". Nella stessa occasione mi è stato affidato l'incarico di predisporre ed allestire una mostra storiografica sulla vita e le vicende della porrocchia, inoltre ho callobarato alla produzione di un DVD commentato sugli aspetti architettonici della chiesa.
Nei primi due lavori, diverso spazio, volutamente, è stato dato al territorio, alle case, gente per una serie di considerazioni che qui cerco di riassumere.
Mentre a Foggia le amministrazioni civiche che si susseguono ammantano insipienza, immobilismo ed interessi sotto una coltre di fumo fatta di rifacimento marciappiedi, piazze, giardini e fontane, giustificabili in un diverso contesto; mentre si discute di PIRP (Piani riqualificazione periferie) con riferimento ai quartieri di penultima generazione come il Martucci e il CEP, i settecenteschi ed ottocenteschi quartieri centrali, Carmine vecchio, Santo Stefano-Largo Rignano, continuano a rimanere in uno stato di degrado ed abbandono, senza una politica di riqualificazione, la previsione di colori e ristrutturazioni (quando ci sono)omogenee, uso di materiali consoni per infissi esterni e coperture, anche con contributi a favore dei proprietari.
Mentre nella villa comunale ancora non sappiamo cosa vogliono fare di quell'area recintata dove sono stati divelti alberi risalenti all'impianto originario, e che si aggiunge all'altra area recintata del "Giardino delle fragranze", inaugurato e subito chiuso alla fruizione del pubblico, mentre è ancora in piedi la questione Irip-Università, ora tocca a Piazza Giordano che non pareva avesse bisogno di granchè. E propio alle spalle di Piazza Giordano inizia e si estende uno di quei quartieri "centrali" dimenticati, che da più decenni si lamenta e vive la stessa grigia quotidianità.
Pur se i fondi investiti per il look della città fossero di provenienza comunitaria e vicolati, bisognerebbe "far capire" all'Europa che Foggia non ha bisogno del superfluo, dell'effimero, del di più, ma ancora dell'essenziale, almeno fino a quando tutti si sentiranno cittadini della stessa città.
Quindi, mi è venuto spontaneo pensare che a Foggia c'è: