di Alberto Manganowww.manganofoggia.it
Rassegna stampa sulla realizzazione di un monumento alle Vittime dei bombardamenti del 1943
Il Giornale di Telefoggia
Monumento ai caduti del 1943: debito di memoria ma anche sfida culturale
Costruire un monumento ai 22.000 foggiani caduti sotto le bombe alleate nella tragica estate del 1943 non è soltanto utile a pagare un debito con la memoria. È un modo per affrontare il problema più acuto e profondo che angustia Foggia, tanto più inquietante perché rimosso, non percepito: la questione dell’identità.
È l’identità – il senso di radicamento ad un territorio, di appartenenza ad una comunità civile – che produce sviluppo. Di un’identità la memoria è una componente fondamentale. Al contrario, lo “smemoramento” produce disorientamento, disagio, difficoltà ad adattarsi al posto in cui si vive, quartiere, luogo di lavoro, città.
In quella estate del 1943 la memoria di Foggia fu ferita in modo lacerante ed irreversibile: quelle 220.000 vite spezzate rappresentavano circa un quarto della popolazione residente, ed andò ancora peggio alle “cose”, ai palazzi, ai monumenti. Un consistente pezzo di memoria e di identità andarono perdute per sempre. Foggia non era più la stessa. Foggia non sarebbe mai stata come prima.
Si è scritto e discusso spesso sulle ragioni per cui il dovere della memoria verso quei morti non è stato mai del tutto onorato. Forse la necessità di dimenticare in fretta per accingersi ad una improba ricostruzione, portò ad una rapida elaborazione del lutto. Forse la volontà di custodire quella memoria e quel po’ di identità che erano sopravvissute andarono attenuandosi al cospetto di un altro fenomeno importante ai fini della sua ricaduta sull’identità, su cui non si è mai discusso abbastanza. Mi riferisco all’impetuoso tasso di immigrazione che fede del capoluogo dauno una delle città a più rapida crescita demografica negli anni Sessanta: dai comuni delle provincia si spostarono intere comunità, la popolazione cresceva al ritmo di 3.000 nuovi residenti all’anno. Alla vecchia identità si andavano sommando tante nuove, indefinite identità, con il risultato di sprigionare alla fine un’identità collettiva debole, scarsamente percepita.
Ci sarebbe voluto un governo politico di questa impetuosa fase di transizione e di trasformazione e non mancarono i tentativi lodevoli dell’allora classe dirigente: tanto per dirne una Foggia fu tra i primissimi capoluoghi di provincia a dotarsi di un piano regolatore generale che, pur esaurendosi rapidamente, garantì una crescita urbanistica in qualche modo ordinata fino a quando vi furono aree edificatorie a sufficienza.
Cosa è successo dopo? È difficile dirlo con certezza: il problema della identità debole è cresciuto macroscopicamente, e non soltanto sul versante urbanistico ed edilizio (che rappresentano il modo con cui una città esprime la sua identità, non sono soltanto qualcosa di astratto o di economico). Forse è proprio la crescita urbanistica della città negli ultimi decenni a denotare gli effetti devastanti di questa perdita di identità e di senso della città: quartieri dormitorio che si sovrappongono a quartieri di lusso, servizi dappertutto inesistenti, luoghi di socializzazione che sono andati via via scomparendo, una crescita delle aree commerciali che si è concentrata nell’estrema periferia, svuotando il centro cittadino che è poi quello in cui si concentrano la storia ed il passato della città, e dunque anche la capacità della città di ritrovare e vivere la sua identità.
Ritrovare (ovvero riscoprire, visto che i giovani forse neanche hanno sentito parlare dei bombardamenti) la memoria di quell’evento che più di ogni altro ha contribuito a disperdere l’identità è il primo passo da muovere per riconquistarla, l’identità. È tutt’altro che un’operazione di passato: è una grandiosa operazione culturale che può servire a costruire un futuro migliore per la città.
Geppe Inserra
Verso la costituzione di un comitato per il Monumento ai caduti del 1943 (Il Quotidiano di Foggia)
In Villa o alla Stazione? Il dibattito su Facebook. Crescono comunque i sostenitori dell’iniziativa.
Qualcosa si muove per dare concretezza al progetto di Alberto Mangano, il cultore di storia locale che propone la realizzazione di un monumento ai caduti nei bombardamenti del 1943, anche attraverso una serie di interventi di sensibilizzazione da farsi nelle scuole e negli ambienti della cultura cittadina. Dopo la mobilitazione sul web e su Facebook, si è passati alla fase delle riunioni operative: l’idea è di dare vita ad un comitato che assuma il ruolo di coordinamento delle diverse iniziative. L’annuncio ufficiale potrebbe essere dato fin dal 22 luglio prossimo, in coincidenza con la ricorrenza della prima, tragica ondata di bombardamenti alleati.
Intanto continuano a giungere attestati di stima e di solidarietà all’iniziativa di Mangano, come quella del giornalista e direttore di Foggia e Foggia, Enrico Ciccarelli che su Facebook ha scritto: “Sono d’accordo. Penso che Foggia dovrebbe ospitare un monumento dedicato alle vittime civili di tutte le guerre, e che questo monumento debba sorgere a Piazza Vittorio Veneto, dove, nella Stazione Ferroviaria, si consumò quella che fu forse la strage più cruenta. È vero che la cifra delle ventimila vittime è ritenuta gonfiata da alcuni, ma resta il fatto che le vittime civili italiane di tutto il secondo conflitto mondiale sono stimate in ottantamila. Il tributo di Foggia, anche facendo la tara, fu sicuramente il più rilevante.”
Tra i più convinti sostenitori dell’iniziativa di Mangano c’è Salvatore Valerio (il dibattito che riportiamo si è sviluppato proprio a seguito di una foto “taggata” che Valerio ha pubblicato sul popolare sito di social networking), che esprime il suo assenso all’intervento di Ciccarelli: “In effetti quello che attualmente chiamasi Piazza Vittorio Veneto potrebbe essere il luogo “simbolo” per ciò che accadde in quella infausta estate del ’43. Grazie comunque Enrico per tuo intervento.”
D’accordo anche Alessio Rabissoni che propone di estendere l’iniziativa anche oltre il capoluogo dauno: “giusta causa…… dovremmo estenderla tutte le città d’Italia vittime inerti dei bombardamenti americani…”
Apprezzamento giunge anche da Mimmo Carlucci “Grazie del tag, Salvatore, la tua idea è sicuramente lodevole, tra parentesi esiste già un comitato per “Foggia città martire”, presieduto dal prof. Nicola Cospito, ed a Foggia un paio d’anni fa si tenne una conferenza sull’argomento, so che il progetto sta andando avanti, si potrebbe provare ad individuare eventuali sinergie.”
Alberto Mangano interviene sulla localizzazione dell’eventuale monumento: “Volevo dire ad Enrico che anche io avevo pensato al piazzale della stazione, ma ritengo che se questa volta si voglia realizzare il progetto, ci si dovrebbe accontentare di un altro sito. Io sono dell’idea che si potrebbe realizzare nella villa che è da tempo un cantiere aperto. Sarebbe un posto idoneo ma soprattutto che non necessiterebbe di lungaggini burocratiche: Ma la settimana prossima ne parleremo democraticamente tutti insieme.”
Anche Geppe Inserra interviene sulla questione del sito, e non solo: “Tutte le sinergie in questo momento sono auspicabili. Tra l’altro, la memoria difetta e vacilla anche per quanto riguarda la conoscenza storica: in tanti anni, non è mai stato organizzato un convegno scientifico di alto livello per capire quello che è successo, e soprattutto perché Foggia…
Quanto alla localizzazione, quella della stazione è sicuramente la più significativa dal punto di vista storico e simbolico, ma mi pare difficilmente praticabile sotto il profilo logistico. La Villa comunale mi sembra la soluzione più opportuna.”
Qualcosa si sta insomma muovendo, speriamo sia la volta buona.
Questa volta è il nostro anfitrione, Alberto Mangano, a “riaprire le danze” sul monumento alle vittime civili di guerra dell’estate del 1943 a Foggia. E lo fa con il suo stile deciso, sbrigativo, convinto, tipo “capa tosta” direi, coinvolgente nella posizione assunta di primus inter pares che non chiede niente per se ma solo per la città, la nostra città, a cui ha già dato una mano per riscoprirsi col suo sito dedicato alla foggianità e all’orgoglio foggiano. Il primo anello di una catena a cui ora ne vuole collegare un altro. E vista la fortuna ed il consenso ricevuti dal primo c’è da ben sperare.
Lo stesso “Quotidiano di Foggia” si è reso disponibile, dando rango e diffusione al progetto, ad ospitare nel suo blog una discussione fatta di proposte e commenti, ormai una quarantina, che ben possono contribuire alla causa.
Proprio tra questi, ho trovato di grande interesse quello del dr. Geppe Inserra: centra la questione, le mette le ali, offre spunti di riflessione, pone delle solide basi a ciò che si vuole realizzare. Il monumento è la parte terminale che rimarrà sempre viva, e avrà uno scopo, se frutto di un percorso che consentirà di scoprire o riscoprire, quindi riappropriarsi di memoria-verità-identità collettiva.
È questione, questa del monumento, che ciclicamente ritorna all’attenzione cittadina, che spesso divide per l’approccio diverso che ognuno ne da. Credo che il dr. Inserra ne abbia colto la giusta lettura, abbia trovato la chiave comune per aprire la porta a questo percorso. Conoscendolo un po’, non ho motivo di dubitare delle sue intenzioni. E questo mi porta ad avvicinarmi alla questione dibattuta, che in altre occasioni ho affrontato e vissuto con spirito di parte, riscontrando, nelle intenzioni di alcuni degli altri interessati, una controparte.
Non so quanto la strada per realizzare questo progetto sia in salita o in discesa, certo è che il sito da individuarsi deve essere “centrale”, come si dice “di passaggio”, fruibile, anche “in maniera passiva”. Ecco perché mi ero permesso, visti gli ostacoli che inevitabilmente si incontreranno, di suggerire, fra le iniziali varie proposte, anche quella di un murales. Ma anche la villa comunale mi sta bene, pur se è un luogo chiuso dove ti devi appositamente recare, seppur ricordevole a proposito dei bombardamenti del 1943. E se ho “letto” bene Inserra, trovo necessario affiancare al monumento in villa, almeno uno dei due capannoni in legno-metallo di “recente” costruzione di cui non ne conosce, almeno io, il futuro uso e destinazione. Lì, con pochi ma opportuni adattamenti andrebbe creato un “museo della memoria”: libri, documenti, foto, filmati, ecc.
Non perderei l’occasione, al fine di dare giusta rilevanza e risonanza alla cosa, di cointitolare il monumento alle vittime civili di Foggia e quelle di tutte le guerre nel mondo.
Non vedrei male infine l’utilizzo di quella “strana” struttura ubicata nella piazzetta dell’ex Mercato Arpi. Strana, inutile, inutilizzata, dove nella parte superiore si potrebbe realizzare un percorso museale di memoria permanente, e adattarlo al piano terra anche per incontri, studi, convegni, ecc., in tema. Forse è l’unico modo per restituire quel sito devastato alla città: prima memoria, poi il nulla, quindi nuovamente memoria comune e condivisa. Quel sito, così com’è, racchiuso in un quadrilatero di case e botteghe, con tutte le sue viuzze d’accesso, potrebbe rappresentare il cuore-memoria della città dove vengono conservati i ricordi più dolorosi a perenne memoria e monito.
Provocazioni le mie!? Certamente e non solo, perché tante ancora ne dovranno essere messe in campo al fine di fugare ogni possibile volontà e scusa dilatoria, ogni pigrizia istituzionale, ogni disinteresse distruttivo.
Raffaele De Seneen