Le origini di Foggia
a cura di Alberto Mangano www.manganofoggia.it
I primi ad abitare il territorio delimitato al sud dall’Ofanto e a nord dal Fortore furono i Dauni, guidati dal loro re Dauno. Secondo la leggenda ,terminata la guerra di Troia, Diomede, principe di Argo, approdò sulle costa garganiche chiedendo aiuto al re Dauno per combattere nella guerra contro i paesi limitrofi.Prima di giungere sulle coste garganiche Diomede si era insediato con il suo popolo sulle isole Tremiti che infatti sono denominate anche Diomedee.
Arpi,posta al centro della zona abitata di dauni, venne fondata da Diomede ed infatti il suo primo nome fu Argos Hippium in onore della città della regione del Peloponneso che aveva dato i natali al fondatore.
Fu una città molto popolata, ricca e forte per la sua posizione geografica, per la prosperità dell'agricoltura e per l'intenso commercio che svolgeva con le città vicine. La città era abitata da due tipi di popolazione, l’una plebea,numerosa, favorevole all’alleanza con i Sanniti che erano propensi ad allargare i loro possedimenti verso territori ricchi di pascoli e l’altra, aristocratica, propensa ad allearsi con Roma. Alla fine la città di Arpi si schierò con i Romani ma, dopo la battaglia di Canne (216 a.C.), accettò di stare al fianco di Annibale. Da allora, sottomessa a Roma, non riacquisto più lo splendore che aveva caratterizzato i suoi primi anni. Si parlò ancora di Arpi come centro di importante diocesi con il vescovo Pardo che partecipò al concilio di Arles (326 d.C.) in Francia.
Cominciò la lenta decadenza di Arpi che dal V secolo sino all'inizio del secondo millennio, fu devastata e saccheggiata ad opera dei vari conquistatori che si affacciarono sullo scenario della storia dopo la caduta dell'Impero Romano di Occidente: e allora si ricordano i danni subiti nella guerra tra Odoacre e Teodorico, la distruzione ad opera di Totila, re degli Ostrogoti (545-549) e il saccheggio per opera di Costante II (662). Nel secolo VIII fu invasa dai Longobardi e dai Saraceni, ma fu ridotta in macerie dai Normanni in lotta contro i Bizantini intorno all'anno 1000; fu allora che gli abitanti pian piano cominciarono a trasferirsi verso i monti circostanti alla ricerca di luoghi più sicuri e tranquilli.
Nel 1062 ormai Arpi non esisteva più, e i pochi casolari presenti si estendevano nelle vaste campagne ma tutti intorno alla Taverna del Gufo, l'attuale chiesa di S.Tommaso Apostolo. La zona era ricca di querceti e qua e là si trovavano laghetti e stagni formatisi per le piogge invernali. E fu proprio in una di queste paludi che si svolse un evento straordinario che avrebbe determinato la nascita di una nuova comunità.
Si diffuse un giorno, infatti, una notizia sensazionale: su di un lago dei pastori avevano notato tre fiammelle ed un tavolo avvolto in tele e, innanzi a questo evento un bue aveva piegato le ginocchia come se inginocchiato. I pastori, incuriositi,tolsero i teli dalla tavola e rinvennero una antica icona (Iconavetere) che, nonostante l'acqua e la melma, evidenziava inequivocabilmente l'immagine della Madonna con il figlio Gesù. Allora, avvolta la tavola con teli nuovi, si recarono verso la Taverna del Gufo per trovare una sicura dimora alla sacra scoperta. Di lì a poco la dimora del Sacro Tavolo divenne il centro religioso della zona e molte case vennero costruite intorno: la gente arrivava da ogni parte per venerare quella che i contadini del luogo chiamarono S.Maria de Focis (a ricordo della Madonna e delle tre fiammelle). Si sparse la notizia che l'immagine fosse stata dipinta da S.Luca e che fosse stata portata ad Arpi dal vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano; successivamente nel 600 d.C. sarebbe stato avvolto in drappi da un contadino premuroso e nascosto verosimilmente nel luogo dove ci sarebbe stato, nei secoli a venire, il miracoloso ritrovamento. Fu probabilmente proprio S.Maria de Focis, poi de Focia, a dare il nome di Foggia a quell'insediamento intorno alla Taverna del Gufo.
La prima ricognizione del Sacro Tavolo dell'Iconavetere fu effettuata nel 1667 ad opera di Mons. Sebastiano Sorrentino, vescovo di Troia. Di questo avvenimento vi è come testimonianza un atto notarile risalente al 1680 rogato dal notaio foggiano Giuseppe Di Stasio riportanti le ultime volontà del canonico don Ignazio Fusco, arciprete della chiesa di San Tommaso Apostolo. Tale documento, custodito presso l'Archivio di Stato di Lucera, parla
proprio della ricognizione fatta di notte dal prelato accompagnato da due cappuccini per volere del vescovo di Troia. Il canonico sosteneva che, tolti i veli alla icona, gli apparve una tavola di cedro con l'immagine della Madonna sbiadita. Nel documento non si fa menzione al numero dei veli che avvolgono la Tavola per cui resta il mistero attorno al numero sette. Nel 1731 la chiesa fu semidistrutta da un violento sisma ed il sacro tavolo fu portato nella chiesa di San Giovanni Battista dove il volto della Vergine apparve per la prima volta dalla piccola finestra ogivale dell'icona. Era il 22 marzo, giovedì santo e la gente, raccolta per la santa Messa, assistette al prodigioso evento. Si sparse la notizia dell'apparizione e molti furono coloro che vollero far visita alla Madonna dei Sette Veli e tra questi Sant'Alfonso Maria de' Liguori che tra l'altro ebbe il privilegio di vedere la Madonna, giovinetta con un velo bianco sul capo. Le apparizioni continuarono sino a tutto il 1745. Nel 1782 la sacra immagine fu incoronata da papa Pio VII e alla chiesa fu attribuito il titolo di Basilica Minore. Ignoti ladri, il 6 marzo 1977 rubarono la corona d'oro ed il popolo foggiano si prodigò per l'acquisto di una nuova corona e così la vergine fu nuovamente incoronata il 22 marzo del 1982.
Siamo ancora nel periodo normanno quando Roberto il Guiscardo, famoso per la costruzione di numerose chiese nelle Puglie, volle edificare sul luogo del ritrov
amento un tempio in onore della Vergine Maria dell'Iconavetere: dopo aver fatto prosciugare la zona,cominciò i lavori intorno al 1080 nella zona corrispondente all'attuale Cripta della Cattedrale; praticamente dopo circa vent'anni dal ritrovamento, la sacra icona passò da S.Tommaso alla nuova chiesa di S.Maria de Focis. Nel 1089 Ruggiero, figlio del Guiscardo, elevò la chiesa di S.Maria a Cappella palatina con alle dipendenze altre Chiese del circondario. Fu Guglielmo II, detto il Buono, a volere l'ampliamento della Chiesa di S.Maria ed i lavori che, prevedevano la costruzione di una parte superiore, partirono nel 1172: durante la realizzazione furono portate numerose variazioni al progetto iniziale per cui,allungandosi i tempi per il suo completamento, la chiesa fu consegnata ai fedeli dopo la morte del sovrano. I Normanni contribuirono non solo alla realizzazione del Tempio ma realizzarono intorno alla città di Foggia una cintura di mura fortificatrici contribuendo a far crescere sempre più una città che ben presto sarebbe diventata tra le più fiorenti di quell'epoca, sotto la protezione della Madonna dei Sette Veli e della Madonna dell'Incoronata, apparsa ad un umile bifolco, Strazzacappa, su di una quercia nel folto bosco.
La tradizione
racconta che verso la fine del XII secolo, giunsero a Foggia, dalla città di Antiochia, Guglielmo e Pellegrino che, dopo aver visitato la Terra Santa e i Santuari delle Puglie, vollero manifestare tutta la loro devozione
alla Vergine dell'Iconavetere. Padre e figlio si sistemarono definitivamente a Foggia sino alla fine dei loro giorni, dedicandosi alla vita spirituale e all'assitenza degli infermi. Alla loro morte il popolo foggiano li acclamò Santi e successivamente furono proclamati Patroni principali della città in aggiunta a due martiri persiani dell'anno 250 S.Abdon e S.Senner. I resti mortali dei due santi si trovano in un urna d'argento. Molto più tardi, nel 1971,nel Rione dei Preti, fu dedicata ai Santi Patroni foggiani una nuova parrocchia a forma di tenda biblica per incrementarne il culto.
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