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U’ BENEDITT’ (Il benedetto)

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Dosi per 7 persone

Ingredienti: Soppressata: 300 grammi;  Uova sode: 5; Cedro: 7 fette.

Com’è difficile dare il nome italiano a questo semplice piatto tradizionale conosciuto sempre col suo nome dialettale ! Le tradizioni culinarie legate alle festività celebrate nella case foggiane erano essenzialmente quattro: Natale, Capodanno, Giovedì grasso, Pasqua con le ovvie relative vigilie ( alcune più importanti della festa ). A parte vi erano i festeggiamenti per gli onomastici ed i compleanni.

Ogni festa tradizionale aveva anche il rito culinario abbinato  che si celebrava solo in quella specifica ricorrenza. Uno di questi era quello di Pasqua con il suo classico ed immodificabile menu che prevedeva come entrée appunto u’ beneditt’.  

Dagli ingredienti innanzi indicati si capisce bene che non vi possa essere preparazione più semplice di questa! 

La parte difficoltosa è rappresentata dalla ricerca degli ingredienti perché le uova devono essere freschissime, il cedro ( ovviamente non candito ),specie di limone grosso e di sapore dolce, non è facilmente trovabile  e la soppressata non è certo un insaccato nordista, occorre recarsi in diversi negozi di prodotti pugliesi o calabresi. In mancanza si può ricorrere ad un bel salame lungamente stagionato.  

Disporre le fette di soppressata a cerchio su di un piatto di portata, utilizzando i bordi, comporre un cerchio più piccolo utilizzando le fette di cedro, ovviamente con tutta la buccia, che precedentemente sarà stata ben lavata ed asciugata, ed un cerchio ancora più piccolo fatto con le fette di uova sode ricavate con l’apposita macchinetta. L’idea è di fare dei cerchi concentrici con i tre prodotti, poi ognuno può sbizzarrirsi  nell’alternarli.  

Ora viene la parte poetica e religiosa che dà giustificazione al nome del piatto.

U’ beneditt’ si mangiava come antipasto il giorno di Pasqua e prima di consumarlo il nonno con gesto solenne e consapevole benediceva la mensa e il piatto bene in vista. Per i bambini era un momento magico perché testimoni di un gesto solenne riservato al più anziano. Il Sabato Santo si andava alla chiesa di S. Michele e si riempiva un barattolo di vetro con acqua benedetta; la domenica precedente, quella delle palme ci si scambiava il ramoscello d’ulivo e se ne  metteva da parte uno bello per la benedizione della mensa pasquale.

Anche se noi ragazzi si rideva in attesa dello schizzo di acqua benedetta, eravamo coscienti che la benedizione del nonno veniva direttamente dal Cielo.

(ved. anche: Il significato di questo piatto pasquale)