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Un primo maggio ai primi del 900

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da: “Il Foglietto di Lucera”

Con una giornata bellissima di primavera si festeggiò qui il 1° Maggio. Uscendo di casa al mattino, e a non saperlo, avreste subito indovinato che i lavoratori erano in festa.
Vestiti dei loro abiti migliori, con coccarda rossa all’occhiello della giacca, giravano per la città, aspettando il mezzogiorno per recarsi al Politeama Nazionale, ove l’avv. Maiolo, inaugurando, fra le bandiere di tutte le altre leghe e associazioni intervenute, la bandiera della Federazione “Mugnai, pastai e affini” tenne un applaudito discorso, spiegando lo scopo ed il significato della festa del 1° Maggio, ed incoraggiando la classe dei lavoratori a perseverare nei suoi principi fino al trionfo.
La conferenza fu preceduta e seguita dal suono e canto in coro dell’Inno dei Lavoratori, dell’inno Il Primo Maggio e dell’Inno di Garibaldi, mentre il fotografo Achille Longo prendeva una prima istantanea, ed un’altra all’uscita del Politeama.
Nonostante il divieto, le associazioni direttesi dapprima per vie diverse, s’incontrarono all’incrocio di C.so V. Emanuele e C.so Garibaldi, procedendo per poco così riunite e riprendendo poscia ciascuna la propria via.
Alle ore 14 cominciò la gita in campagna che assunse l’aspetto di un vero pellegrinaggio verso il parco comunale “Pila e Croce”, riunendosi i gitanti nella località detta “Ciammaruca”, un terreno leggermente ondeggiante, sulle cui elevate gibbosità fu issata la bandiera rossa del circolo socialista e più in là la bandiera tricolore dell’associazione dei Meccanici.
Alle 17 giunse l’improvvisata banda musicale, suonando patriottici inni, si prese nuovamente a cantare in coro, mentre l’avv. Maiolo, salito su di una carrozza, rivolse a breve intervallo ai compagni due discorsetti, invitandoli col primo, a non venir mai meno nella lotta di nobili rivendicazioni da essi intraprese, e col secondo ad unire le due bandire, messe, come ho detto a distanza una dall’altra, dicendo che potevano ben stare vicine, segnando: la tricolore le glorie del passato, ottenute soltanto per opera di tanti animi nobili, caldeggianti gli stessi loro principi, e la rossa la gloria dell’avvenire, che, disse l’oratore, non sarà dissimile da quella degli avi nostri. Terminò con l’invitare tutti a ritirarsi, a festa compiuta, in buon ordine.
Gli abbracci ed i baci, come d’amici che non si vedevano da lunga pezza, ebbero seguito, e la musica e il canto e le danze. Finalmente all’avemaria si fece ritorno in città, conservando sempre un contegno esemplare, di talché non s’ebbe a verificare nessun incidente. La serata pure passò tranquillissima: si tennero molti comizi, parlando quasi sempre l’avv. Maiolo.

Foggia, 1° Maggio 1902