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Una marcia su Foggia

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da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 24 maggio 1969

Un esempio di lotta pacifica e democratica nella manifestazione “pro metano”

marcia su foggia

Foggia, 23 maggio

Ventimila lavoratori, un chilomentro di folla nereggiante, in movimento e, qua e là, alti su questa massa, tabelloni, bandiere, megafoni di latta scintillanti al sole. E poi un coro solo, possente: “Giustizia e lavoro”.

I ventimila del metano: un corteo interminabile, stile tutto meridionale, pittoresco, anzi austeramente, amaramente pittoresco. Contadini in camicia di fustagno e paglietta in testa (“Siamo in tenuta da lavoro” ci hanno detto con un mezzo sorriso); ragazze con gonne a campana dai colori vivaci; vecchie con i fazzoletti neri annodati sotto il mento, e c’erano anche donne che portavano in braccio bimbi di pochi mesi (“Non potevamo lasciarli soli a casa”); c’erano studenti con i libri sotto il braccio e c’erano dei preti (“Hanno chiuso le chiese e sono venuti qua con noi”).

La prima colonna di autocorriere e macchine – un centinaio – è giunta poco prima delle nove da Deliceto, Ascoli e Candela. Poi sono giunte altre macchine e alcuni autocarri carichi di gente. Pareva una specie di esodo zingaresco da Accadia, S’Agata, Rocchetta S.Antonio, Anzano e Orsara di Puglia. Automezzi sono giunti anche da Bovino, Apricena e Cerignola. Alle nove e mezzo tutta la zona periferica di Foggia, verso viale Ofanto, si presentava come un immenso parco motorizzato. Qualche cosa come quattrocento-cinquecento mezzi di ogni dimensione e poi la massa che invadeva letteralmente piazza della Libertà, il luogo dell’appuntamento di questa adunata democratica, prima del genere nella storia della Capitanata e forse d’Italia.

Dunque, in piazza della Libertà c’è stato l’arrivo e il primo incontro. Alcuni raccontavano della partenza dai loro paesi, una partenza “commovente” (va ribadito il clima eminentemente meridionale, con una immancabile colorazione sentimentale, di questa manifestazione). Un gruppo di cittadini di Deliceto ha riferito che questa mattina, all’alba, le campane della chiesa matrice hanno suonato a distesa. “Parevano le campane di Pasqua – ha commentato un contadino – una Pasqua, però, ancora senza resurrezione per noi poveri lavoratori crocifissi”. “Nei nostri paesi ora tutti deserti – hanno detto altri – abbiamo lasciato solo vecchie e bambini. Quando siamo saliti sulle macchine ci hanno salutato dalle finestre agitando le mani”.

Un aspetto puramente patetico? No. E’ un aspetto, invece, di di quella sensibilità dei lavoratori dauni e del Sud che hanno molto sofferto – ed hanno sofferto in silenzio – ed ora anelano al riscatto e alla liberazione. Vi anelano con fermezza e con vivacità.

Sotto questo aspetto essenziale la manifestazione di oggi nel capoluogo dauno è un esempio di autentica lotta libera e pacifica. L’immenso corteo, preceduto dagli esponenti politici, sindacali, dai rappresentanti dei comitati e dai sindaci dei comuni con le fasce tricolori, si è snodato con disciplina, adagio, si potrebbe dire passo dopo passo, lungo corso Roma e il viale XXIV Maggio, per il piazzale della Stazione, via Trieste, via della Repubblica, via Teatro, per il corso Garibaldi, piazza XX Settembre, via Cairoli e piazza Giordano. Negozi e locali chiusi; folla lungo i marciapiedi, folla anche sui balconi. Tutti fuori a partecipare. In via Trieste, alcuni bimbi da un terrazzino hanno buttato manciate di petali sui dimostranti. Un corteo democratico al cento per cento, senza un incidente, e pur vivo, attraversato da fremiti continui con un rimbalzare di frasi di protesta di fila in fila, e cori di “Me-ta-no, me-ta-no”.

Circa tre ore di sfilata, di dialogo a frasi continue. Poi c’è stata una sosta davanti a palazzo Dogana. I sindaci e i componenti dei diversi comitati cittadini sono saliti su, nella sala dove è tornato a riunirsi in Consiglio provinciale.

Il presidente, avv. Berardino Tizzani, nel rivolgere un vibrante saluto ai rappresentanti dei comuni del Subappennino, ha affermato che l’Amministrazione provinciale da tempo ha assunto l’impegno preciso di sostenere validamente e concretamente le legittime rivendicazioni delle popolazione del Subappennino, i cui problemi sono comuni a tutta la Capitanata.

“Noi – ha proseguito l’avv. Tizzani – vogliamo e dobbiamo continuare il colloquio con il Governo per ottenere quella giustizia riparatrice che da anni si invoca”. Dopo aver rilevato che la decisione della Snia Viscosa costituisce solo un primo passo, Tizzani, nel dichiarare che l’Amministrazione provinciale proseguirà nella sua opera con accresciuto fervore e senso di concretezza, ha auspicato una sempre maggiore unità di tutte le forze vive di Capitanata per il raggiungimento dei comuni obiettivi.

C’è stato quindi l’incontro dal prefetto, dott. Michele Di Caprio, che ha ricevuto prima i raprresentanti dei comitati civici e subito dopo il presidente della Provincia Tizzani, il sindaco di Foggia avv. Salvatori e gli altri sindaci: Di Nunzio (Deliceto), Gentile (Rocchetta), Iascone (Ascoli), Melito (Anzano), Lizzo (Accadia).

Il dott. Di Caprio ha ascoltato con viva attenzione le diverse richieste. In particolare i rappresentanti dei comitati hanno sottolineato l’urgenza di un impegno concreto da parte del Governo. “Non si tratta di ottenere una fabbrica – hanno chiaramente affermato – ma di affidare ad una serie di tecnici, nominata dal centro, l’elaborazione di un piano per un globale ed organico sviluppo economico della zona”. A conclusione della manifestazione, i comitati cittadini hanno diramato il seguente ordine del giorno:

“I comitati popolari unitari dei comuni di Ascoli Satriano, Candela, Deliceto, Rocchetta S.Antonio, S’Agata di Puglia e Accadia, a conclusione della massiccia manifestazione di lotta e di protesta svoltasi nella città di Foggia e dell’incontro avuto col Prefetto esprimono il loro disappunto per la risposta evasiva alle richieste di: 1) un piano di sviluppo economico e sociale dell’intero comprensorio; 2) insediamenti industriali con utilizzazione in loco del metano; 3) come richiesta più urgente l’intervento straordinario per un piano di immediata e piena occupazione; decidono di continuare la lotta in modo fermo, deciso, responsabile e, pertanto, la centrale metanifera resterà occupata fino ad impegni precisi ed inequivocabili da parte delle autorità governative”.

Copia di questo o.d.g. sarà inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al ministro per la Cassa del Mezzogiorno, ai ministri per le Partecipazioni Statali, dell’Industria, dell’Agricoltura e Foreste e del Lavoro e, per conoscenza, al Prefetto di Foggia.

In piazza XX Settembre, alle 13, si gridava ancora “me-ta-no, me-ta-no”. Una donna col fazzoletto nero in testa e il volto scuro, tutto segnato di rughe, diceva in un crocchio: “Domani scriverò a mio figlio Peppino, in Germania, che c’è stata sta marcia strafina”

Anacleto Lupo