Browse By

Quei busti e quei ceffoni…

1 like
CONDIVIDIShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Avrò avuto al massimo 6-7 anni, non di più. La mia mamma mi portava la domenica in villa ed io puntualmente portavo con me la mia inseparabile palla di gomma con la quale pensavo di emulare le gesta dei miei beniamini di allora, Riva, Rivera o Mazzola. Successe che per sbaglio la mia palla colpì il basamento di uno dei busti che facevano bella mostra in villa e mia madre, dopo avermi sequestrato la palla stessa, mi diede un sonoro ceffone apostrofandomi ineducato e irriverente. Io non capivo nemmeno chi rappresentasse quell’opera ma capii che forse l’avevo fatta grossa e da quel giorno in poi, ancor prima che mi informassi sulla storia di ciascuna di quelle statue, ho imparato ad avere rispetto per quello che la storia ci aveva lasciato.
Non so se, dal punto di vista pedagogico, il ceffone di mamma sia stato il metodo migliore per far crescere il mio senso civico ma resta il fatto che mai e poi mai mi sarei sognato di offendere quelle memorie o ancor più, distruggerle per una manciata di spiccioli. Sono certo che nessun foggiano della mia generazione lo avrebbe mai fatto perchè, ceffoni o meno, abbiamo comunque ricevuto, sin in tenera età, una educazione ed un rispetto per la cosa pubblica a scuola, in famiglia , in parrocchia.
Anni fa scrissi che mi sarebbe piaciuto rimettere, nelle quattro nicchie vuote del pronao i sovrani borbonici per ricordare la nostra storia, le nostre origini, le origini della villa comunale ed in quel mio scritto riflettevo sulla particolarità della comtemporanea presenza, nello stesso luogo, del busto di Maldacea, uno dei Mille che aveva combattuto contro quel Regno. Si sarebbe realizzata una convivenza storica, apparentemente imbarazzante ma che lasciava a tutti la possibilità di farsi una idea su un periodo particolare della nostra storia meridionale. Qualcuno, in queste notti, ha spezzato il mio sogno, ci ha tolto dall’imbarazzo asportando, tra gli altri, anche il busto di Maldacea.
In questa città, tra le tante cose che abbiamo perduto o che non abbiamo mai avuto, oggi ne ritroviamo un’altra ed è quel tipo di educazione, forse discutibile, sicuramente rigida ma che a suon di schiaffoni certe statue ce le faceva guardare solo da lontano.

Alberto Mangano