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I Santi Patroni di Foggia

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Il Sacro Tavolo in processione

Il Sacro Tavolo in processione

“Tutta la Cappella (dell’Iconavetere) è stata fabbricata di pianta dalla medesima Università (Municipio), la quale a fine di proseguire la fabrica e mantenere la Cappella obbligò li gabellotti di pagare a titolo di elemosina ciacsheduno per rata annui ducati 400, con li quali non solo fu terminata tutta la cappella con cupola sopra l’altare, ma vi fecero l’altare di marmo, chiuso di ferriate con lavoro d’ottone, cui collocarono in ciborio di porfido il SS.mo Sacramento. Tutto l’altare è di marmo con due colonne di verde antico pigliate dal Regio Palazzo di Federico Imperatore edificato a Foggia alla pescaria. Il resto della Cappella ha soffitta di legno intagliata e due finestre che gli danno lume. L’annui ducati 400 sono amministrati da due Governatori eletti in pleno Consilio dai Sig.ri del Reggimento ogni anno e li vecchi Governatori rendono li conti a li nuovi….” (G. Calvanese: Relazione)

“Nel detto altare vi sono due nicchie e due piedistalli per la statua de’ Santi Protettori Guglielmo e Pellegrino, e i santi Abdon e Sennen. Nel mezzo dei quali tra le colonne vi hanno collocato l’Immagine della Icona Vetere, che si apsorta processionalmente per la città ob bonum pubblicum (per il pubblico bene) e per tre giorni avanti la festa dell’Assuntione si porta processionalmente nella parrocchial chiesa di S. Tommaso in memoria che in quel giorno morì la Vergine (perchè il S. Tavolo vien portato semiavvolto nel lenzuolo, come si usa raffigurare il Cristo morto portato al S. Sepolcro), benchè il popolo asserisca che in questo giorno fu trovata Icona nell’acque (e secondo la tradizione i fortunati pastori l’accolsero in un lenzuolo e la portarono nella Taverna del Gufo)” (G. Calvanese: Relazione)

Per quello che riguarda la detta processione del 13 Agosto bisogna aggiungere che, fino a pochissimi decenni orsono, iniziata la processione in Cattedrale, il S. Tavolo veniva fermato in mezzo alla navata principale e qui due Mansionari intonavano l’invitatorio del Piccolo Ufficio della B. Vergine, seguito dall’Inno e dai Salmi del primo Notturno, recitati o cantati alternativamente dal Capitolo. Si riprendeva il corteo, che, giunto presso S. Tommaso, veniva, e viene tuttora, rilevato dal Vescovo o dal Parroco con l’Arciconfraternita di S. Biagio, e giunto in chiesa, adagiato il S. Tavolo dinanzi all’altare maggiore, rivolto al popolo, venivano cantate le tre Lezioni, seguite dal Te Deum con l’Oremus, chiudendosi il rito col bacio del S. Tavolo da parte del Clero e delle Autorità presenti.

Per la processione principale (14 Agosto), giunto il corteo in Piazza del Lago si sostava dinanzi ad un altarino, eretto per la circostanza, per cantare l’Invitatorio, l’Inno e i Salmi (a ricordo dell’Invenzione del S. Tavolo), indi riprendeva il cammino e giunto all’inizio di Via Arpi, venivano cantate le Lezioni, dopo le quali veniva incensata  l’Iconavetere, e mentre si cantava il Te Deum faceva ritorno in Cattedrale. (Vedi: Ritus observandus in processionibus Sacrae Imaginis Beatissimae Virginis Mariae sub titolo Iconis Veteris specialissimae Fodiae Protectricis diebus XIII et XIV mensis Augusti – Foggia Tip. Giornale La Luce, s.d., a cura del Procuratore del Capitolo Antonio Russi).

Alla predetta notizia bisogna aggiungere che alla processione del 14 Agosto ogni sodalizio partecipava portando qualche statua di particolare culto nella loro chiesa, mentre dalla Cattedrale partivano l’Ombrellone e il Tintinnabulo, simboli degli onori spettanti all’Iconavetere e al suo Tempio, decorato del titolo di Basilica Minore, per prelevare il S. Tavolo dalla chiesa di S. Tommaso e dare inizio alla processione.

Ai cultori di cose antiche farà piacere sapere che la veste di seta ricamata in oro e argento, dismessa nel 1981, fu donata alla Madonna nel 1680, e quella tutta di argento fu fatta a Napoli nel 1691 per voto dei “Massari di Campo”. (G. Calvanese: Relazione)

Per l’Iconavetere è stata approvata e stabilita la solennità della “Beata Vergine Maria dell’Iconavetere” come “Patrona principale di Foggia” (22 marzo) e per i Santi Guglielmo e Pellegrino Patroni secondari’ di Foggia, è stata assegnata la “Memoria obbligatoria”. Furono presi, inoltre, per protettori i Santi Abdon e Sennen per il terremoto accaduto nell’anno 1627 a’ 30 di Luglio (giorno della loro festa) e poi replicato l’8 Settembre, col quale restarono desolate le città di Ascoli, Bovino, Cerignola, S. Severo, Troia e solo Foggia restò, tra tanti eccidi, intatta, come si narra in una relazione da noi letta nel convento de’ Cappuccini di Bari, fatta dal suo Padre Generale. (G. Calvanese: Memorie)

La prima ricognizione del Sacro Tavolo dell’Iconavetere fu effettuata nel 1667 ad opera di Mons. Sebastiano Sorrentino, vescovo di Troia. Di questo avvenimento vi è come testimonianza un atto notarile risalente al 1680 rogato dal notaio foggiano Giuseppe Di Stasio riportanti le ultime volontà del canonico don Ignazio Fusco, arciprete della chiesa di San Tommaso Apostolo. Tale documento, custodito presso l’Archivio di Stato di Lucera, parla
proprio della ricognizione fatta di notte dal prelato accompagnato da due cappuccini per volere del vescovo di Troia. Il canonico sosteneva che, tolti i veli alla icona, gli apparve una tavola di cedro con l’immagine della Madonna sbiadita. Nel documento non si fa menzione al numero dei veli che avvolgono la Tavola per cui resta il mistero attorno al numero sette. Nel 1731 la chiesa fu semidistrutta da un violento sisma ed il sacro tavolo fu portato nella chiesa di San Giovanni Battista dove il volto della Vergine apparve per la prima volta dalla piccola finestra ogivale dell’icona. Era il 22 marzo, giovedì santo e la gente, raccolta per la santa Messa, assistette al prodigioso evento. Si sparse la notizia dell’apparizione e molti furono coloro che vollero far visita alla Madonna dei Sette Veli e tra questi Sant’Alfonso Maria de’ Liguori che tra l’altro ebbe il privilegio di vedere la Madonna, giovinetta con un velo bianco sul capo. Le apparizioni continuarono sino a tutto il 1745. Nel 1782 la sacra immagine fu incoronata da papa Pio VII e alla chiesa fu attribuito il titolo di Basilica Minore. Ignoti ladri, il 6 marzo 1977 rubarono la corona d’oro ed il popolo foggiano si prodigò per l’acquisto di una nuova corona e così la vergine fu nuovamente incoronata il 22 marzo del 1982.

I SANTI GUGLIELMO E PELLEGRINO 

Immaginetta dei santi Guglielmo e Pellegrino

Immaginetta dei santi Guglielmo e Pellegrino

“Patroni di Foggia sono i Santi Guglielmo e Pellegrino le cui ossa sono conservate in un’urna nella Chiesa Cattedrale di Foggia.

Come ampiamente ricordato nel libro “Memorie della città di Foggia” del Canonico Manerba, essi erano abitanti della città di Antiochia ove San Guglielmo amministrava i suoi beni.

Nel su accennato testo si legge come l’unico figlio di San Guglielmo, Pellegrino che fin dalla tenera età mostrò palese il suo attaccamento al sentimento religioso tanto che, malgrado le insistenze del buon padre, abbandonato ogni agio, volle recarsi a visitare la Terra Santa. Fissò per lungo tempo la sua dimora a Gerusalemme prestando la sua opera in un ospedale.

Il povero padre spesse volte cercò di avere notizie del figlio, ma mai nessuna traccia potè ottenere, finchè stanco di attendere, si accinse, malgrado la sua tarda età, a cercare il figliuolo. Allorquando, però, raggiunse Gerusalemme, quasi per fatalità, si ammalò e venne ricoverato nel medesimo ospedale ove il figlio prestava la sua opera.

A questo punto il Manerba dice che, mentre il padre non riconobbe il figlio, Pellegrino pur riconoscendo il genitore, non volle manifestarsi per timore di essere dall’affetto paterno distolto dalla sua Santa missione. I giorni passarono tra il dolore e del padre e del figlio, finchè un giorno,  – mentre S. Guglielmo, ormai sconfortato per la sorte capitatagli era quasi moribondo – il figlio ritenne doveroso manifestarsi. Ciò fatto, il padre ben presto riebbe le perdute forze e ormai convinto di ciò che il figlio desiderava, decise seguirlo nella sua pia peregrinazione.

La storia ricorda come S. Guglielmo e Pellegrino ritornati ad Antiochia, donarono ogni loro avere ai poveri e, iniziarono un lungo viaggio che li portò anche in Italia. Sbarcati a Brindisi, visitarono il Santuario di San Nicola di Bari, quello di San Michele sul Gargano, indi quello dell’Incoronata e per ultimo quello della Iconavetere di Foggia.

Qui, forse, per divino voler ebbe a cessare la vita dei due pellegrini nella maniera in cui ogni foggiano sa: dopo che venerarono la Iconavetere i due abbracciatisi furono rapiti alla vita terrena dando luogo, per miracolo, agli strabilianti fenomeni: il primo che mutava il padre in figliuolo e il figliuolo in padre e l’altro che dal bastone dei pellegrini germogliarono dei ramoscelli. Ciò avvenne il 26 Aprile dell’anno 1146.

I SANTI ABDON E SENNEN MARTIRI

I martiri Abdon e Sennen

I martiri Abdon e Sennen

“Abdon e Sennen sono due martiri certamente esistiti nel lll sec., che subirono il martirio a Roma; le notizie che riguardano la loro vita sono leggendarie, ma un fondo di verità ci deve essere senz’altro se essi sono ricordati da un gran numero di testi ufficiali e martirologi.

L’ignoto autore della “passio” dei due santi, forse indotto dai loro nomi esotici, li classifica come due principi persiani, che nella loro condizione di schiavi o di liberti a Roma, si prodigavano a seppellire i martiri.

Questo loro impegno li fa accusare presso l’imperatore Decio (200-251), artefice della settima persecuzione contro i cristiani, che li fa mettere in prigione; in seguito essi compaiono davanti al Senato, rivestiti degli abiti dignitosi ma incatenati. Giacchè rifiutarono, secondo la prassi, di sacrificare agli idoli, vennero condannati a morte e condotti nell’anfiteatro dove sorgeva il Colosseo di Nerone, per essere divorati dalle belve feroci.

Ma essi miracolosamente ammansirono gli animali, che li evitarono e allora Abdon e Sennen vennero decapitati dai gladiatori. I loro corpi vennero gettati davanti alla statua del Sole, dove rimasero tre giorni, finchè il diacono Quirino li raccolse nascondendoli nella sua casa, dove restarono per lunghissimo tempo.

In seguito, grazie ad una rivelazione (fenomeno che compare in molte vite di santi), vennero ritrovati e portati nel Cimitero di Ponziano. In questo cimitero vi è un affresco del VI sec. che li raffigura con barba, vestiti di tunica, con il berretto frigio e sopra l’affresco una iscrizione latina che li nomina senza equivoci; nell’affresco Abdon appare più maturo con barba corta e rotonda, mentre Sennen ha la barba a punta e senz’altro più giovane.

Le loro reliquie furono poi depositate nella basilica di S. Marco papa, al tempo di Papa Sisto IV (1471-1484); infatti nel 1948 si rinvenne, sotto l’altare maggiore, un’arca granitica contenente una grande cassa di cipresso con molte reliquie ed una pergamena datata 1474, che indicava la deposizione delle reliquie dei santi Marco papa, Abdon e Sennen martiri, Restituto ed altri.

Nel Medioevo una parte delle reliquie furono trasferite ad Arles-sur-Tech, cittadina francese nei Pirenei Orientali che li venera come suoi patroni. I due santi sono stati oggetto privilegiato di molte opere artistiche in varie chiese e cattedrali, in Italia e in Europa; oltre alla ricchezza delle vesti per indicarne l’origine persiana, spesso portano un diadema regale come quello attribuito a volte ai Re Magi che appunto erano orientali; ma la presenza costante è la spada con cui vennero decapitati.

Nella basilica di San Marco di Roma c’è una altare con le reliquie ed a loro dedicato.

I santi martiri Abdon e Sennen sono patroni della Diocesi di Perpignano; sono inoltre, due dei santi protettori della città di Pescia (Pistoia), patroni della cittadina di Casteldidone (Cremona) dove vi è una chiesa a loro dedicata; loro reliquie si trovano nel Duomo di Parma mentre a San Dono di Messenzago (Padova), il 1°agosto, si celebra una sagra in loro onore ed in Cornovaglia vi è la Baia di Sennen con omonimo paesino e chiesa dedicata al santo.

I santi martiri Abdon e Sennen vengono invocati quali protettori dei fanciulli ciechi o rachitici o contro il pericolo di rimanere ciechi, contro gli animali nocivi e la grandine. Risultano ancora essere protettori della categoria dei fabbricanti di botti (bottai). La loro ricorrenza si festeggia il 30 luglio, cosa che li lega alla città di Foggia per l’evento del disastroso terremoto (30 luglio 1627) che colpì molti centri della Capitanata ma risparmiò Foggia.

Per quanto ci riguarda questa  dei santi martiri Abdon e Sennen è solo una traccia storica, seppur rimasta viva in alcuni cognomi della nostra città, in quanto dal punto di vista liturgico se ne è perso, ormai, ogni riferimento. (a cura di Raffaele De Seneen)

Fonti bibliografiche: – “Foggia sacra ieri e oggi” di Don Michele Di Gioia Canonico della Cattedrale – Ed. 1984 – “Foggia nei suoi aspetti geografici” – Specie di annuario locale databile fra il 1951 e 1952 – Archivio Diocesano – Siti internet