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Inaugurazione del Politeama Cicolella – luglio 1921

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da “Il Foglietto” del 14 luglio 1921:

Il miglior pubblico, l’elite foggiana e le più cospicue personalità del mondo politico professionale e bancario si riversavano iersera nel nuovo, vasto, elegante e delizioso “Politeama Arena” che la intelligente e fervida iniziativa di F.Paolo Cicolella, ha in poco tempo costruito sul magnifico viale della Stazione.

L'albergo Cicolella con annessa la sala omonima negli anni 30

L’albergo Cicolella con annessa la sala omonima negli anni 30

La sala

La prima generale impressione è stata di plauso pel sig. Cicollella e di ammirazione per l’eleganza del Politeama, capace di ben 1400 spettatori e costruito senza risparmio di spese, con tutto il comfort e con tutti i disimpegni per accedere agevolmente nei palchi, nella barcaccia nel loggiato, nelle poltrone e in platea. Il Politeama Arena – che vorremmo dedicato al nome dell’insigne maestro Giordano – si è inaugurato sotto i migliori auspici con inappuntabile superba edizione di Rigoletto che ha avuto eccellenti esecutori, scritturati di proposito a Milano da un impresario abile e geniale quale è Medoro Pecorella. La fretta della cronaca mi costringe ad un resoconto sommario.

Gli esecutori

Lo spettacolo del popolare e forte spartito verdiano è stato allestito con ogni decoro e con ogni cura del tutto degni delle tradizioni artistiche del Capoluogo. Eccellentissimi i principali interpreti. Non solo per dovere di cavalleria ma anche per omaggio al valore artistico mettiamo al primo posto Rina Di Bitonto una “Gilda” pregevole per freschezza, dolcezza e virtuosità di voce. Cantò magistralmente tutta l’Opera e con toccante accento sospirò il dolce “caro nome”, di cui invano il pubblico entusiasta chiese il bis. Poderoso “Rigoletto” per possenza di voce ed impeto drammatico fu il baritono Francesco Izal. Cantante corretto, efficace in tutti i registri, padrone della voce e della scena, ebbe dal pubblico accoglienze calorose: nei punti più drammatici dell’opera fu applauditissimo anche a scena aperta e fu costretto a bissare il famoso “tremenda vendetta” del terzo atto. L’Impresa ha superato brillantemente il solito scoglio negli spettacoli lirici: il tenore. Renzo Salanti un elegantissimo “Duca di Mantova” si rivelò e si affermò colla sua voce squillante e fresca e col suo gesto sobrio, cantante degno dei migliori teatri lirici. Forse abusa anche fin troppo della forza della sua voce bellissima e carezzevole. Certo interpretò magnificamente la sua “parte” fra il consenso e l’ammirazione del pubblico. Una graziosa Maddalena per finezza di canto ed eleganza e leggiadria di persona fu Margherita Cisbani che concorse efficacemente al buon successo dello spettacolo. Buon “sparafucile” fu il basso Nino Marotta. Le masse corali, scritturate anche esse a Milano, egregiamente; decorosissima la messa in scena.

L’orchestra

L’orchestra au complet sotto la guida intelligente e sapiente del valoroso maestro Cav. Arturo Sigismondo, dette all’opera verdiana eccellenti effetti d’insieme, vivezza e coloritura di espressioni anche laddove, trattandosi di un’Arena, sarebbe stato difficile sperare.

Il successo

Spettacolo adunque di primissimo ordine: degno preludio di una stagione lirica a grande stile. La cronaca registra numerosi applausi a scena aperta ai principali interpreti, e due o tre chiamate alla fine di ogni atto al maestro, agli artisti, alle masse ed al proprietario Cicolella che si presentò in un irreprensibile smoking. Invano s’insistè di avere al proscenio un altro trionfatore della serata: Medoro Pecorella. Forse egli era intento ad una cosa … più importante: ai conti ed al successo della cassetta.

E’ intanto alle prove “Norma”, con un complesso artistico anche più eccellente e che andrà in iscena sabato prossimo.