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Padre Agostino Castrillo

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Notizie del Servo di Dio Padre Agostino Castrillo tratte dalla sua Positio Super Vita, Virtutibus et fama Sanctitatis (a cura di Renato Matteo Imbriani)

 

Biografia – Dati essenziali


(1904-1927) Nasce nel casertano, a Pietravairano, terzo di undici figli, coniuga la prima formazione scolare con l’avviamento al mestiere di calzolaio, e respira profumo francescano nel locale convento dei Minoriti. Entra nel collegio castrillominore francescano nel 1914 a Sepino (CB), ginnasiale al convento di S.Matteo in San Marco in Lamis (Foggia) nel 1917, due anni dopo lo troviamo novizio ad Amelia (Terni), dove professa i voti temporanei nel 1920. Completò gli studi filosofico-teologici a Biccari (1920), S.Marco in Lamis (1923), Molfetta (1925), fino alla ordinazione sacerdotale nel santuario della Madonna dei Maritri (1927).

Dal 1927 al 1953 ricopre tutti gli incarichi propri di un religioso francescano disponibile ed obbediente: tra i quali Segretario Provinciale per un sessennio (1933), parroco a Foggia a Gesù e Maria 81936), Ministro Provinciale (1940-1946) della Provincia di San Michele Arcangelo portando avanti quel processo di fraterna fusione tra le province di Foggia, Bari e Campobasso avviato nel 1899.

Nominato vescovo di San Marco Argentano da Pio XII il 17 settembre 1953 fu consacrato a Foggia il 13 dicembre nella parrocchia di Gesù e Maria, e il 3 gennaio 1954 faceva il suo ingresso in diocesi. Qui, dopo pochi mesi, cominciò ad accusare quei sintomi che poi si rivelarono tumore polmonare con anvazata metastasi, che lo portò alla immobilità. Per 10 mesi il suo letto di dolore divenne cattedra e altare: spirò il 16 ottobre 1955, alle ore 22,30. Aveva solo 51 anni! Già durante la sua agonia il popolo si recava in pellegrinaggio per fargli sentire presenza e solidarietà; nei tre giorni che rimase esposto in cattedrale, fu necessario preservare il corpo, poichè i fedeli avevano cominciato a tagliuzzare l’abito e gli stessi capelli del SdD. Fu seploto nella cripta della cattedrale di S.Marco Argentano e la sua tomba divenne meta di devoti pellegrinaggi.

Questa intensa e crescente fama di santità in vit e in morte e dopo morte era coltivata non solo tra i Frati Minori, bensì in larghi strati del popolo di Dio, tra Puglia-Molise e Calabria, ma anche in significativi strati nazionali italiani ed esteri, dove era giunta la “memoria” della santità di Padre Agostino.

  1. Nominato parroco della parrocchia di Gesù e Maria in Foggia. Tale ufficio ricoprì per un decennio anche durante il sessennio di provincialato per esplicità volontà del Vescovo e beneplacito del Definitorio.

1940 Il 16 febbraio a Manfredonia venne eletto Ministro provinciale di S.Michele Arcangelo di Puglia e Molise. PAdre Agostino fece presente al definitorio l’incompatibilità tra il suo ufficio di parroco e la nuova carica. Il definitorio non accettò le sue dimissioni e lo autorizzò a proseguire nel servizio parrocchiale, anche perchè era questa la volontà del vescovo di Foggia, e a risiedere nel nuovo conventino di Gesù e Maria, anzichè in quello di San Pasquale, che era la sede del Ministro provinciale. Fu mentre era Ministro provinciale che la città di Foggia e soprattutto le abitazioni della parrocchia, nel cui ambito si trovava la stazione ferroviaria, furono bersaglio quasi quotidiano dei bombardamenti degli anglo-americani, furono ridotte a cumuli di macerie in quei tragici mesi, chi poteva sfollava rifugiandosi sulle montagne; P.Agostino scrisse le pagine più luminose del suo eroismo caritativo, rimase sul posto e sporcandosi di sangue la tonaca per salvare i feriti ed estrarre i morti dalle macerie.

La sua dedizione toccò l’eroismo durante l’ultima guerra, quando Foggia fu bersaglio di continui bombardamenti per via del suo importante nodo ferroviario, che allora faceva parte del territorio della sua parrocchia. Durante gli allarmi si aggirava per i rifugi antiaerei per confortare e pregare insieme: dopo i bombardamenti anglo-americani accorreva in luoghi colpiti per estrarre i cadaveri dalle macerie, tornando in convento a volte con l’abito sporco di sangue.

1953 Il 17 settembre Pio XII lo nominò vescovo delle due diocesi gemine di S. Marco Argentano e di Bisignano (Cs). Venne consacrato a Foggia il 13 dicembre nella parrocchia di Gesù e Maria dai vescovi di Foggia, Gerace e Teano.

1954 Il 3 gennaio fece il suo ingresso in diocesi. Dopo alcuni mesi durante i quali non si risparmià nella visita di quasi tutti i paesi delle due diocesi, incominciò ad accusare lancinanti dolori inizialmente attribuiti a reumatismi. A metà settembre del 1954 il male, poi rivelatosi come tumore polmonare con avanzate metastasi, lo costrinse all’immobilità.

Parroco di Gesù e Maria.

I poveri

Viveva da povero, pur potendo vivere agiatamente per via dell’inesauribile generosità dei parrocchiani, ma elargiva soldi e altri beni come se fosse un grande ricco. La sagrestia e la porta del convento erano frequentate continuamente da poveri in cerca non solo di un pasto, ma spesso di un posto di lavoro. Aveva con essi familiarità fatta di rispetto e di affetto; e anche quando era nell’impossibilità di soddisfare le loro richieste, non li abbandonava. Frequentava le loro case buie e maleodoranti, restandovi a lungo per confortare e consigliare. Non si vergognava di salire, in loro compagnia, le scale degli uffici statali e delle aule dei tribunali per avallare con la sua “autorevole” referenza i loro buoni diritti.

Molto tempo prima del Concilio Vaticano II, che ha auspicato una Chiesa povera, Padre Agostino attuò nella sua parrocchia una probante esperienza di vita povera spesa per i poveri.

I malati

Era la categoria umana che lo metteva in crisi di coscienza e alla quale, perciò, si sforzava di dare il massimo delle cure e del tempo a sua disposizione. Le famiglie lo veneravano e amavano soprattutto perchè lo vedevano accorrere, come angelo consolatore, al capezzale dei loro cari duramente provati dalla malattia. Fu tra gli ammalati religiosamente indifferenti o miscredenti che, con la sua misericordia di “buon samaritano” ottenne molte conversioni da ideologie massoniche e marxiste, e molti ritorni alla pratica religiosa. Se poi i malati erano anche poveri, allora mobilitava attorno ad essi i suoi amici medici e benefattori, che non gli negavano mai nulla.

Ministro Provinciale

Trovandosi a ricoprire tale carica a cavallo di due periodi difficilissimi, fu attento a discernere i segni dei tempi e ad adeguarsi ai mutamenti sociali e morali che venivano maturando dopo la caduta del Fascismo e la sconfitta dell’Italia a seguito della seconda guerra mondiale. Seppe leggere con acume nei segni dei tempi e agì di conseguenza. Cosa inusitata e audace per quei tempi, avviò parecchi sacerdoti novelli alle Università statali, e non ebbe timore di concedere per un anno al regista agnostico Roberto Rossellini di servirsi dei chierici di Salerno quali attori del film “S.Francesco, giullare di Dio”. In padre Agostino era predominante il continuo richiamo ai suoi frati alle istenze dei tempi nuovi non tanto come sociologi e uomini colti quanto come autentici francescani, testimoni di valori evangelici, di cui il nazifascismo aveva fatto massacro in mezza Europa (un decreto di Arthur Greiser, Reichssthatthalter e Gauleiter nel Warthegau mai pubblicato esponeva in 13 punti le mire di Hitler tese a sopprimere il cristianesimo, mai pubblicato e ne conosciamo il testo perchè fu fatto pervenire in Vaticano il 14 aprile del 1941 dal card. Adolf Bertram di Breslavia).

Esame delle Virtù Teologali del SdD P.Agostino Castrillo

La Carità verso il prossimo

Il card. Ferdinando Antonelli, nel discorso commemorativo così lo ricorda: «Era un uomo di singolare carità. Io lo ricordo, e porto ancora negli occhi e nel cuore, la sua immagine dolce e sorridente, dignitosa e dimessa. Mai una parola, non dico sgarbata, ma men che delicata; mai una critica; mai una disattenzione anche verso i più umili».

La sua carità mandò bagliori vivissimi durante la seconda guerra mondiale, quando Foggia, avendo un importante nodo ferroviario per dove transitavano convogli carichi di truppe alleate e di rifornimenti militari, fu sottoposto a continui bombardamenti. Non pretese l’eorismo degli altri religiosi, anzi invitò gli anziani dei due conventi di S. Pasquale e di Gesù e Maria a rifugiarsi in conventi più tranquilli; ma egli rimase sulla breccia. Il compianto P. Egidio Costantino, in una memoria a stampa, dichiara:

«In quei tristi giorni, quasi senza riposo, a tutte le ore accorreva con gli altri sacerdoti nei luoghi dei disastri, tra le macerie, nelle corsie degli ospedali per assistere e confortare, aiutare tanti colpiti in fin di vita».

Gerardo De Caro conferma:

«Quando soffiò la intemperie della guerra e l’uragano di fuoco e di morte si abbattè su Foggia, noi vedemmo P.Agostino nel tragico agosto del 1943 accanto agli altri frati, primo nel pericolo e all’opera di conforto delle anime, mentre gli obici scoppiavano intorno a lui».

Tommaso FInocchiello, ferroviere in pensione e quasi sempre in parrocchia, aggiunge:

«Io che gli sono stato vicino posso testimoniare che durante i bombardamenti di Foggia, P.Agostino raccoglieva i morti e i feriti che erano in terra».

Lelia Normanno, teste LII dell’Inchiesta rogatoriale, ricorda:

«L’eroismo del SdD nel raccogliere per le strade di Foggia le vittime dei bombardamenti. Si portava nei rifugi, durante e dopo le incursioni aeree, incoraggiando tutti con la sua preziosa parola e venendo incontro alle necessità materiali, portando viveri e medicinali. Anche la chiesa di Gesù e Maria non veniva chiusa, nè di giorno nè di notte, per dare assistenza a quanti si trovassero senza tetto e in stato di estrema necessità. Questo stato di necessità è durato tra il luglio e l’agosto del 1943».

Il 16 luglio si trovava ad Ascoli Satriano per la festa della Patrona: la Beata Vergine del Carmelo. Mentre era a pranzo, arrivò il rimbombo di un ennesimo bombardamento su Foggia.

«Lasciò il pranzo e seguito da me e da alcuni fratini salimmo in terrazza, da dove si poteva vedere il fumo delle bombe e sentirne il fragore. A quello spettacolo P.Agostino, pensando di essere lontano dal suo gregge (perchè parroco di Gesù e Maria) pregava il Signore e la Madonna per la citta di Foggia. Ed io l’ho visto piangere, mentre la città fumigava». (dalla relazione manoscritta di P. Tarcisio Castriotta).

Francesco Paolo Arpaia, teste XXIII dell’Inchiesta rogatoriale, riferisce il seguente episodio personale:

“In un’epoca di violenze, soprusi e distruzioni quale è stato il periodo bellico da me vissuto nella piena giovinezza, solo la figura di P.Agostino s’impose a me e ad altri come uomo di pace, di bontà e di amore fraterno. Mi sentivo molto attratto dalla sua umanità, molto diversa da una norma comune dell’epoca. Nonostante che, col supporto della mia famiglia cattolica, sempre io avessi frequentato la chiesa, tuttavia nel prosieguo degli studi liceali, avvertii una certa crisi religiosa, dalla quale devo riconoscere di esserne venuto fuori in forza dalla grande testimonianza di carità cristiana portata fino all’eroismo di P.Agostino Castrillo. Infatti, essendo stato ferito nei tremendi bombardamenti di Foggia il giorno 22 luglio 1943, mi ritrovai in stato di semi-incoscienza nell’ospedale militare di Foggia, allestito nei locali dell’Opera Pia Maria Grazia Barone. Ad un certo momento, mentre stavo nel mio letto di dolore, mi ritrovai faccia a faccia con P.Agostino Castrillo, il quale mi benediceva con le mani letteralmente insanguinate, per aver egli estratto decine e decine di morti e feriti dai cumuli di macerie della città quasi distrutta. In quel momento vidi nell’atteggiamento di P.Agostino una forza che certamente veniva dall’Alto e che io non avevo fino allora riscontrato negli uomini di potere dell’epoca i quali, al primo serio bombardamento, si erano preoccupati di mettere la propria vita in salvo fuggendo dalla città di Foggia».

Tuttavia, pur impegnato a venire incontro e a soddisfare le impellenti urgenze materiali del suo prossimo, il SdD non dimenticava mai di trasmettere insieme lo spirito della virtù teologali. Attesta don Antonio Rosiello, teste VII dell’Inchiesta Rogatoriale,

«posso attestare che il suo apostolato infondeva nelle anime una carica di Fede, un viva Speranza, una sincera Carità, virtù che sapeva comunicare con il suo encomiabile esempio e la sua parola semplice ed efficace. La ua missione, umile e silenziosa, contribuì certamente non solo a inserire tanta gente nel cammino di fede, ma anche ad infondere ferma speranza, sperimentata particolarmente nei giorni calamitosi dei bombardamenti aerei con la strage che colpì il rione Ferrovieri con inaudita ferocia, provocando numerosissimi morti».

Il capostazione delle Ferrovie dello Stato di Foggia, Giacomo Caserta, attesta inequivocabilmente che l’opera di P.Agostino durante la guerra fu eroica:

«L’anno 1943, durante i bombardamenti aerei, frequenti e micidiali specie sugli impianti ferroviari di Foggia, vidi P.Agostino soccorrere feriti, comporre salme con un ritmo e una forza che non si potevano certo riconoscere al suo fisico esile, mettendo a repentaglio non poche volte la propria vita».

Anita Antonetti, teste VIII: «Il SdD amava tutti nel Signore, ma soprattutto i poveri e gli ammalati, nei quali contemplava il Signore crocifisso. Durante e dopo i bombardamenti del 1943, il SdD prodigò tutto se stesso per tirare fuori dalle macerie morti e semivivi, aiutato in questo da altri confratelli. Organizzò in parrocchia un servizio di assistenza ai senzatetto e a coloro che non avevano mezzi di sussistenza.

Giuseppe Marciello, teste XXV: «Durante il periodo bellico, sono testimone della immensa carità di P.Agostino Castrillo, il quale veniva icnotnro alle più svariate necessità non solo dei parrocchiani, ma di chiunque ricorresse a lui e di tutti i bisognosi che a lui non ricorrevano per il semplice motivo che a muoversi per primo verso di loro era proprio il P.Agostino».

Padre Tarcisio Castriotta:

«Del periodo di Ascoli Satriano ricordo sempre con commozione un episodio. In piena guerra era venuto a farci visita e, mentre si era a pranzo, avvertimmo il rimbombo lontano di un bombardamento. Lui si interruppe all’istante e corse sulla terrazza del convento seguito da tutti noi. Il bombardamento era infernale e si scaricava sulla citta di Foggia. Il suo pensiero corse subito alla sua parrocchia, e cominciò a piangere a dirotto. Prese subito il primo mezzo di fortuna, perchè – disse – non era giusto che egli se ne stesse lontano mentre i suoi parrocchiani morivano»

Il suo cuore battè all’unisono con quello dei suoi parrocchiani durante i bombardamenti a tappeto dei caseggiati. Era anche contemporaneamente Ministro provinciale dei Frati Minori di Foggia, tuttavia volle restare nell’occhio del ciclone, come dimostra questa lettera scritta dopo il più distrastroso bombardamento della guerra:

«Io qui sono alle prese con ogni specie di strazianti dolori» (Lettera a Padre Tarcisio Castriotta)

Padre Egidio Costantino verso la fine del 1953 diceva:

«Il 21 novembre del 1936 (sic!) il P.Agostino Castrillo veniva nominato primo parroco francescano della bella chiesa di Gesù e Maria in Foggia, restituita da S.E. Rev.ma Mons. Fortunato Maria Farina ai Frati Minori….accettava volentieri i disagi di altra natura: andare ogni giorno, d’estate col caldo asfissiante, d’inverno affrontando i disagi del freddo, a San Pasquale per le più elementari necessità essendo privo di convento Gesù e Maria, non lo preoccupavano gran che, ma sentire che qualcuno in fin di vita, rinunciava ai Sacramenti, era ostinato nel peccato, non gli davano pace, fino a che la Grazia trionfava. Quanti sacrifici e dolori durante la strage dei bombardamenti. Frattanto il Signore benediceva le fatiche dei figli di San Francesco, ispirando la famiglia Rotundi di costruire spontaneamente e gratuitamente anche la casa materiale alla quale il P. Agostino non aveva mai pensato. Già provinciale aveva preferito rimanere a Gesù e Maria per aiutare, confortare, sostenere chi vi lavorava e lo stesso popolo. In quei tristi giorni, quasi senza riposo, a tutte le ore accorreva con gli altri sacerdoti nei luoghi dei disastri, tra le macerie, nelle corsie degli ospedali per assistere, confortare, aiutare tanti colpiti in fin di vita.»

Una testimonianza di tragici ed eroici momenti

Lettera inviata il 10 maggio 1987 dal prof. avv. Pasquale Del Prete, rettore dell’Università di Bari al prof. Pasquale Soccio

«…tra le tante memorie ella evoca quella di un fatto a me noto per conoscenza diretta…

  1. Nel pomeriggio del 22 luglio 1943, all’Ufficio Cifra del Comando della IV Squadra Aerea dove ero stato destinato nell’ultima fase della guerra, cominciarono ad afferire le prime dettagliate notizie del bombardamento (il sesto) effettuato dall’aviazione anglo-americana, su Foggia. Man mano che le informazioni venivano recepite il quadro degli eventi si faceva più cupo e pauroso: distrutti gli impianti ferroviari; in fiamme la stazione e il centro della città; i quattro isolati dell’Incis travolti dalla furia demolitrice delle bombe da due tonnellate sganciate da quaranta apparecchi in due ondate; incalcolabile il numero dei morti, ma certamente ascendente a varie centinaia. Un fonogramma del Prefetto di Foggia al Ministero dell’Interno, e ritrasmesso in copia al Comando della IV Squadra Aerea dichiarava testualmente: «ogni opera di soccorso è ostacolata dall’interruzione di tutte le comunicazioni telefoniche e telegrafiche e della rete dell’Acquedotto Pugliese» (n.p. 229, ore 15,15 del 22-7-1943). Al bombardamento, intanto, faceva seguito un feroce mitragliamento a bassa quota contro la gente che cercava scampo nella fuga verso i rifugi: «le strade sono ingombre di macerie, di ferri contorti, di automezzi sventrati, di infissi divelti, ed anche di membra umane dilaniate» (Relazione del Prefetto al Ministero dell’Interno in data 24 luglio 1943 n. 4080); in preda al terrore, la grande maggioranza degli abitanti abbandonava la città per trovare asilo nei Comuni più vicini. In tutta questa tragica confusione, la piccola comunità francescana del convento di Padre Agostino accoglieva, nelle sue mura miracolosamente illlese, coloro che avevano più bisogno di aiuto e di sostegno morale e materiale, mentre Padre Agostino, proprio tra le macerie delle costruzioni Incis avanti menzionate, chiedeva a lei il fazzoletto per depositarvi i “miseri resti umani schizzati sulla parete di un edificio” , e per deporli in devota preghiera sulla terra consacrata del cimitero. Nella notte agitata ed insonne cercai più volte di individuare il nesso di causalità, che pure mi pareva di avvertire confusamente, tra la violenza della guerra e l’amore francescano della carità e della pace, così come si rivelava in quelle drammatiche condizioni.
  2. Non era trascorso neppure un mese dal nefasto giorno del 22 luglio 1943 e già il 19 agosto il cielo di Foggia era attraversato, non da quaranta ma da trecento bombardieri determinati a cancellare la antica e bella città capoluogo della Daunia dalla geografia del mondo: furono sganciate “oltre tremila tonnellate di bombe nel centro e nella periferia della città” – tesitmonia la Comunicazione n. 295/P.S. delle ore 23,50 in data 15 agosto dal Prefetto Paternò al Comando del Corpo d’Armata e al Comando della IV Squadra Aerea – “Sono pochissimi i fabbricati non colpiti e anche essi risultano sconvolti. La distruzione dell’abitato è quasi totale, tutti i fabbricati degli uffici sono colpiti e gravemente danneggiati. Palazzo del Governo e Municipio sono sconvolti dall’esplosione dell’alloggio prefettizio quasi completamente distrutto. Colpiti Acquedotti, Centrale elettrica, tutti i panifici, gli Ospedali etc. La popolazione terrorizzata è dispersa nei paesi vicini e nelle campagne”.

La IV Squadra Aerea dispose l’apprestamento di vari automezzi per inviare tende, medicinali, cibi scatolati etc. e per il trasporto di un contingente di avieri al comando del Tenente Michele Bramante di SanGiovanni Rotondo, buon conoscitore della zona e delle persone.

Il primo rapporto di Bramante dopo l’arrivo a Foggia segnalava lo stato di disperato abbandono della città sfigurata , irriconoscibile e deserta, scossa a tratti dalle deflagrazioni delle bombe a scoppio ritardato, disseminate ovunque per impedire, con la loro insidia perfidiamente nascosta, ogni intervento riparatore ed ogni tentativo di soccorso: soltanto “il Francescano che reggeva il convento di S.Francesco di Assisi, si vedeva ogni tanto apparire, nella affannosa ricerca di un segno di vita nei corpi straziati sulle strade o emergenti dalle macerie”…

La comunità di Gesù e Maria era composta da Padre Agostino Castrillo, Padre Odorico Tempesta, Padre Egidio Costantino e Padre Bonaventura Albano. (pagi 122 della Positio)