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U’ cavedìlle

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Tipica pietanza di serate invernali, quando, con l’occasione di un braciere acceso o di una stufa economica a legna, veniva naturale tagliare delle belle fatte di pane casereccio, altezza un dito, un dito e mezzo, e metterle ad abbrustolire, o meglio dorare sul fuoco. Il mio nonno materno, classe 1885, persona molto precisa e meticolosa, usava incidere con un coltello le fette di pane, da una parte e dall’altra, a mo’ di cancellata di finestra di una prigione, perchè la “cottura” penetrasse.

 

Le fette di pane appena pronte venivano semplicemente condite con olio e sale così da mangiarle ancora calde. Per i palati più resistenti il gusto veniva irrobustito sfregando uno spiccio d’aglio sbucciato sulla fetta di pane prima di condirla.

 

Oggi una variante con aggiunta di pezzetti di pomodoro, capperi, foglioline di rucola, ecc. è la bruschetta, regina di ogni antipasto. All’epoca, u’ cavedìlle, da solo, costituiva una buona cena.