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Un frammento bellico

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Chissà se fu visto cadere, colpito a morte da un caccia o dalla contraerea, sulle alture del nostro Subappeninno, o fu rinvenuto in seguito da cacciatori o cercatori di funghi. Certo è che dopo il suo rinvenimento, e diffusasi la notizia,  fu una processione, poi, col tempo, riferimento di gite domenicali, curiosa e intrigante avventura di ragazzi: “Vieni, ti porto a vedere l’aereo caduto”.

All’inizio, quelli erano i tempi e quelle le esigenze, quell’aereo abbattuto, come tanti altri, fu miniera di tante risorse necessarie a soddisfare la quotidianità. Prima anche in casa, ora solo in qualche casa colonica, si trovavano certe panchette metalliche, di forma quadrata, centimetri trenta per trenta circa, con alcuni fori al centro, che per capire cosa fossero ti  dovevano spiegare che si trattava di supporti o contenitori di bombe,  quelle che si vedono cadere dal cielo a grappoli nei filmati d’epoca riferiti alla Seconda Guerra Mondiale. Ce n’erano di altezze diverse, secondo il peso della bomba.

       Ma anche la stoffa dei paracadute era preda ambita, le donne ne ricavavano camice e camicette, fazzoletti, lenzuola e perfino abiti da sposa. Poi pezzi meccanici da riciclare, parti da adattare agli usi più svariati, ferro da rivendere, e chissà cosa ancora. Piano piano di quell’aereo rimase solo lo scheletro, poi neanche quello, eroso dalle intemperie, consumato dal tempo, inghiottito dalla terra, nascosto dalla boscaglia.

(foto di Romeo Brescia)

(foto di Romeo Brescia)

Rimase solo il ricordo, stimolante solo per coloro che hanno interesse a particolari cose: passione per gli aerei, collezionisti di reperti e residuati bellici. A me è arrivato un pezzo del finestrino di quel bombardiere americano, un B17. Un angolino, appena più grosso del palmo di una mano aperta. Conserva ancora la guarnizione esterna in gomma nera ormai dura e “ingottita”, ma è curiosa la sua composizione, fatta dalla sovrapposizione di ben sei strati di vetro distinguibili l’uno dall’altro, ma ancora serrati come un pezzo di ghiaccio. Un blocco di quattro-cinque centimetri, appena più sottili i due  esterni.

Avrà sorvolato il cielo di Foggia  quell’aereo in quella funesta estate del ’43? E’ molto probabile. Avrà lasciato cadere il suo carico di morte? Chi lo sa!

Un blocco di vetro frastagliato, un viaggio in aereo, un viaggio a ritroso, a ritroso nel tempo.

(a cura di Raffaele De Seneen)