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Categoria: A Foggia mangiamo così

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‘I ponta d’àghe

“Le punte di ago”, era una pasta all’uovo fatta in casa, buona da usare in brodo. Non l’ho mai assaggiata, nè vista, quel che so me lo ha raccontato la mia nonna materna. Farina bianca impastata con uova e un po’ di sale. Dopo la lavorazione

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‘A curatèlle

La denominazione di questa pietanza viene sicuramente dalla parola cuore che è il componente base, insieme al fegato, polmoni, milza e trachea cartilaginosa di un agnello o un capretto. Insomma le interiora che i macellai ( chianghìre, dalla parola chianga, pietra su cui lavoravano) abilmente estraevano dall’animale

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U’ cucenìlle

Era anche la denominazione di un gioco fra i ragazzi più piccoli, quando si giocava all’imitazione di “mamma e papà”, con il papà che andava a lavorare e la mamma che restava in casa, in attesa del rientro, a cucinare. E le similitudini fra il gioco e la pietanza

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U’ cavedìlle

Tipica pietanza di serate invernali, quando, con l’occasione di un braciere acceso o di una stufa economica a legna, veniva naturale tagliare delle belle fatte di pane casereccio, altezza un dito, un dito e mezzo, e metterle ad abbrustolire, o meglio dorare sul fuoco. Il

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La cucina dei terrazzani

Anche la cucina del terrazzano era legata ai prodotti che trovava nei campi e molte ricette, ormai dimenticate, spesso ci meravigliano per la varietà degli ingredienti, o meglio degli animali, che venivano impiegati per il sostentamento di questi particolari foggiani: è il caso della tartaruga